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I pub nel Regno Unito e in Irlanda: guida alla cultura, alle regole e alle differenze

I pub nel Regno Unito e in Irlanda non sono semplicemente locali dove si beve una birra: sono il salotto di comunità intere, il posto dove si festeggia una promozione, si piange un lutto, si guarda la partita e si passa una serata qualunque del martedì senza un motivo preciso. Per chi si trasferisce dall’Italia, capire come funzionano è più utile di qualsiasi frase fatta sull’inglese “riservato”: al pub cadono quasi tutte le distanze.

Perché non sono semplicemente “bar” come li intendiamo noi

In italiano il termine più vicino è “bar”, ma la parola stessa, pub, viene da “public house”: una casa pubblica, aperta a tutti, che affonda le radici nelle locande e nelle alehouse medievali dove i viaggiatori trovavano birra, cibo e un letto. Il concetto del “local” — il pub sotto casa dove si viene riconosciuti al primo giro — è il cuore culturale di questa istituzione: non è il pub più bello o più economico, è quello che diventa un punto fermo della settimana.

Chi vive i pub nel Regno Unito e in Irlanda per la prima volta nota subito questa differenza: non ci si va solo per bere, ci si va per esistere in un luogo che non giudica quanto tempo resti né quanto spendi.

Una storia lunga secoli, tra alehouse e birrifici locali

Le prime alehouse inglesi risalgono al periodo medievale e si sono evolute nei secoli in public house vere e proprie, spesso legate a un birrificio locale che ne garantiva la fornitura di birra — un legame pub-birrificio che in Gran Bretagna è rimasto forte fino a tempi recenti, per quanto oggi meno diffuso rispetto al passato. Ancora oggi molti pub portano il nome del birrificio che li ha costruiti, e alcuni continuano a servire esclusivamente le birre della propria casa madre.

Per chi arriva da un paese senza questa tradizione, è la prima cosa che sorprende: il pub non è un locale neutro, ha quasi sempre un’identità produttiva alle spalle.

Il rito del “round”: comprare da bere per tutto il gruppo

Se c’è una regola non scritta che distingue i pub nel Regno Unito e in Irlanda da qualsiasi altro locale, è il sistema del “round”: chi è in gruppo si alterna a offrire un giro di bevande per tutti, a turno, fino a fine serata. Non è un’opzione, è un’aspettativa sociale: chi accetta un giro offerto e poi sparisce prima del proprio turno viene notato, e non in senso positivo.

Se non si beve o si preferisce non partecipare al giro, la cosa più corretta è dirlo apertamente all’inizio della serata, così da poter pagare solo la propria consumazione senza creare imbarazzo. Con gruppi grandi è normale dividersi in giri più piccoli, per non far lievitare troppo il conto di ciascuno.

Niente cameriere al tavolo: si ordina al bancone

Un altro shock culturale per chi arriva dall’Italia è l’assenza quasi totale del servizio al tavolo nei pub tradizionali: si va al bancone, si ordina, si paga subito (non a fine serata come spesso in un bar italiano) e si porta tutto al tavolo da soli. Non esiste una fila con biglietto numerico, ma un ordine non scritto che tutti i presenti conoscono perfettamente: chi arriva dopo aspetta il proprio turno senza bisogno di dirlo, e superare la fila è considerato scorretto. Sedersi al bancone, invece che a un tavolo, è il modo più rapido per segnalare che si è aperti a fare due chiacchiere con chi c’è intorno.

Le mance al pub: la regola del “one for yourself”

La cultura della mancia nei pub nel Regno Unito e in Irlanda è molto diversa da quella dei ristoranti: non è né obbligatoria né attesa al bancone. Chi vuole comunque riconoscere il servizio userà la formula “and one for yourself”, cioè paga anche una consumazione per chi sta versando le birre, che a sua volta deciderà se berla o tenersi la differenza in contanti. In alternativa, arrotondare il conto dicendo “keep the change” è perfettamente accettato. Lasciare mance vistose sul bancone, come si farebbe in un bar americano, non fa parte dell’etichetta locale.

Orari, “last orders” e il campanello di chiusura

Fino al 2005 gli orari dei pub in Inghilterra e Galles erano fissati per legge in due fasce, mattina / pomeriggio e sera, un’eredità di restrizioni introdotte “temporaneamente” durante la Prima guerra mondiale e mai più abolite per quasi un secolo. Il Licensing Act 2003, entrato pienamente in vigore nel 2005, ha liberalizzato gli orari lasciando alle singole autorità locali la facoltà di fissare closing time diversi pub per pub, invece di un orario nazionale uguale per tutti.

È rimasto però il rito del “last orders”: il personale annuncia a voce o suona una campanella qualche minuto prima della chiusura, segnale per ordinare l’ultimo giro prima che il bancone chiuda per davvero. In Irlanda gli orari restano più regolamentati, con chiusura standard fissata per legge alle 23:30 dal lunedì al giovedì e alle 00:30 il venerdì e il sabato: una riforma è in discussione da anni ma non è ancora legge, quindi meglio verificare sempre l’orario reale del locale.

Dal fish and chips al gastropub: l’evoluzione del cibo

Per decenni il cibo nei pub britannici si è fermato a snack da bancone come noccioline e patatine, ma dal 1991 le cose sono cambiate radicalmente: quell’anno David Eyre e Michael Belben rilevarono il pub The Eagle a Clerkenwell, Londra, e iniziarono a servire piatti da ristorante a prezzi da pub, coniando di fatto il termine “gastropub” che oggi indica un locale dove la cucina ha lo stesso peso della birra.

Da lì è nata una intera categoria di pub con cucine curate, menu stagionali e a volte anche stelle Michelin, pur mantenendo l’atmosfera informale del pub tradizionale. Chi frequenta oggi i pub nel Regno Unito e in Irlanda trova quindi due mondi che convivono: il pub di quartiere con patatine e uova sott’aceto sul bancone, e il gastropub dove si può cenare seriamente.

Real ale, lager e la battaglia del CAMRA

Negli anni Sessanta e Settanta molti birrifici britannici abbandonarono la birra “cask-conditioned” — non filtrata, non pastorizzata, con una seconda fermentazione lenta direttamente nella botte da cui viene spillata — a favore di birre in keg più facili da gestire ma più povere di sapore.

La reazione arrivò nel marzo 1971 con la fondazione del CAMRA (Campaign for Real Ale) da parte di quattro giornalisti del nord-ovest dell’Inghilterra: curiosamente, l’idea nacque durante una vacanza in Irlanda, nel pub più a ovest d’Europa, sulla costa della contea di Kerry. Il CAMRA è oggi un’associazione di consumatori con oltre 100.000 iscritti che continua a promuovere la real ale e a difendere il pub come centro della vita di comunità, ed è in gran parte merito suo se in molti locali britannici si trova ancora birra alla spina servita a temperatura di cantina invece che ghiacciata.

I pub nel Regno Unito e in Irlanda
Foto: Love Art Nouveau, Wikimedia Commons (CC BY 2.0 — creativecommons.org/licenses/by/2.0)

Il pub irlandese: stessa istituzione, anima diversa

Chi passa dal Regno Unito all’Irlanda nota subito che i pub nel Regno Unito e in Irlanda condividono le basi — bancone, birra, socialità — ma non sono affatto identici.

Il pub irlandese affonda radici altrettanto antiche (Sean’s Bar ad Athlone rivendica origini che risalgono al IX secolo) e ha mantenuto un ruolo ancora più centrale nella vita di paese: per secoli è stato insieme negozio, ufficio postale improvvisato e luogo di ritrovo, in un rapporto tra comunità e locale che in molte cittadine irlandesi resta fortissimo ancora oggi.

Lo snug, la musica dal vivo e il concetto di “craic”

Un elemento distintivo del pub irlandese è lo snug: una piccola stanza appartata, separata dal resto del locale da pareti o pannelli, spesso dotata di una botola per farsi servire senza uscire — nata in epoca vittoriana soprattutto per permettere alle donne di bere in un ambiente più riservato, poi diventata rifugio per chiunque cercasse privacy, incluse figure storiche come Michael Collins.

Molti pub irlandesi ospitano inoltre sessioni informali di musica tradizionale, con fiddle, bodhrán e tin whistle suonati spontaneamente da musicisti e avventori. Tutto questo confluisce nel concetto di “craic” (si pronuncia “crack”): un misto intraducibile di buona compagnia, conversazione e divertimento che per molti irlandesi è la vera misura di una serata riuscita, più della birra stessa.

Il divieto di fumare partito proprio dall’Irlanda

Un fatto poco noto a chi vive i pub nel Regno Unito e in Irlanda oggi, dando per scontata l’aria pulita dei locali, è che l’Irlanda è stata il primo paese al mondo a vietare per legge il fumo in tutti i luoghi di lavoro, pub e ristoranti compresi, dal 29 marzo 2004.

La misura, fortemente voluta dall’allora ministro della Salute Micheál Martin, incontrò resistenze durissime dal settore ma raggiunse un tasso di conformità del 97% già dopo il primo mese. Il resto del Regno Unito seguì anni dopo e in ordine sparso: Scozia nel marzo 2006, Galles e Irlanda del Nord nell’aprile 2007, Inghilterra per ultima il 1° luglio 2007. Oggi il fumo nei pub, ovunque nelle isole britanniche, è confinato alle aree esterne.

Una crisi silenziosa: oltre un terzo dei pub chiuso dal 2000

Dietro l’immagine da cartolina, i pub nel Regno Unito e in Irlanda attraversano da decenni una crisi strutturale. Secondo i dati della British Beer and Pub Association, nel Regno Unito si è passati da 60.800 pubs nel 2000 a 44.650 nel 2025, una diminuzione del 36% in venticinque anni, con il calo più marcato registrato nel 2017 (quasi duemila chiusure in un solo anno).

Tra le cause più citate figurano l’aumento della tassazione locale, il costo dell’energia e il cambiamento delle abitudini di consumo, con sempre più persone che bevono a casa prima di uscire. In Irlanda il fenomeno è altrettanto sentito: il paese conta oggi circa un pub ogni 738 abitanti contro un pub ogni 1.415 abitanti nel Regno Unito, ma dal 2005 circa un pub irlandese su cinque ha chiuso i battenti.

Come inserirsi nella cultura del pub: qualche consiglio

Non serve conoscere ogni regola a memoria per sentirsi a proprio agio: basta osservare chi c’è intorno per il primo giro. Un consiglio utile è portare sempre una carta, perché sempre più pub — soprattutto nelle grandi città — accettano solo pagamenti elettronici; un altro è non stupirsi se al bancone qualcuno attacca discorso senza preamboli, perché fa parte del gioco.

Ordinare un’acqua o una bibita analcolica non crea nessun imbarazzo, e nessun pub obbliga a consumare alcolici per restare seduti a un tavolo. Vale la pena anche ricordare che l’età minima per acquistare alcolici è 18 anni sia nel Regno Unito sia in Irlanda, verificata all’ingresso con documento in caso di dubbio sull’età.

Con queste poche accortezze, muoversi tra i pub nel Regno Unito e in Irlanda diventa naturale già dopo le prime uscite.

Capire i pub nel Regno Unito e in Irlanda significa in fondo capire come funziona la vita sociale di questi due paesi fuori dall’orario di lavoro: un rituale fatto di piccole regole non scritte, più utile da conoscere in anticipo che da scoprire per tentativi.

Per chi si sta ancora orientando tra le altre abitudini quotidiane, può essere utile dare un’occhiata anche alle guide su come vivere nel Regno Unito e su come vivere in Irlanda, oltre agli approfondimenti su il meteo nel Regno Unito e su sterlina o euro per la gestione dei pagamenti quotidiani.

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