Lavorare nel Regno Unito oggi non ha quasi più nulla a che vedere con l’esperienza di chi si è trasferito prima del 2021: con la fine della libera circolazione, chi vuole lavorare nel Regno Unito deve partire da un permesso, non da un biglietto aereo.

Niente più libera circolazione: cosa è cambiato con la Brexit
Fino al 31 dicembre 2020 un cittadino italiano poteva trasferirsi e lavorare nel Regno Unito senza alcun permesso, esattamente come succede ancora oggi per chi si trasferisce in Irlanda. Chi era già residente entro quella data ha potuto proteggere la propria posizione tramite l’EU Settlement Scheme, con scadenza fissata al 30 giugno 2021.
Per chi arriva oggi quella finestra è chiusa: le domande tardive restano teoricamente possibili solo con reasonable grounds documentati e vengono valutate con crescente rigore, un margine sempre più stretto man mano che passano gli anni. Chi non era già presente nel Regno Unito prima della Brexit deve quindi passare da un visto vero e proprio, allo stesso modo di un cittadino extra-UE.
Come cercare lavoro dall’Italia
Chi decide di provare a vivere nel Regno Unito parte quasi sempre dalla ricerca di un datore di lavoro disposto a fare da sponsor, e non tutte le aziende britanniche lo sono: conviene controllare il registro pubblico dei licensed sponsor dell’Home Office prima di candidarsi.
Il CV britannico segue convenzioni diverse da quello italiano: una o due pagine, senza foto, senza data di nascita e senza stato civile, con un breve profilo personale in apertura invece del classico elenco di dati anagrafici. LinkedIn resta il canale più usato dai recruiter per il primo contatto, insieme a portali come Indeed UK e ai siti specializzati nei singoli settori.
Vale la pena arrivare a questo punto con le idee chiare: chi valuta seriamente di lavorare nel Regno Unito risparmia tempo prezioso se verifica sponsor e requisiti prima di mandare il primo curriculum.
La strada principale: lo Skilled Worker visa
Il canale più comune per chi vuole lavorare nel Regno Unito è lo Skilled Worker visa, che richiede prima di tutto un’offerta di lavoro da parte di un datore lavoro autorizzato dall’Home Office come sponsor.
Il ruolo deve essere di livello RQF 6 o superiore, l’equivalente di una laurea, e rispettare una soglia salariale minima di 41.700 sterline l’anno oppure la going rate specifica per quell’occupazione, a seconda di quale sia più alta. Esistono soglie ridotte per alcune categorie: 33.400 sterline per i ruoli in Immigration Salary List o per chi ha meno di 26 anni o è un neolaureato, 37.500 sterline per chi ha un dottorato pertinente al ruolo.
Dall’8 gennaio 2026 serve inoltre un livello di inglese B2, fino a poco fa bastava B1, e va dimostrata la disponibilità di almeno 1.270 sterline sul conto corrente al momento della domanda.
Quanto costa in pratica
Oltre alla fee di richiesta del visto, che varia in base alla durata del permesso e al tipo di funzione o impiego, va messo in conto l’Immigration Health Surcharge: 1.035 sterline l’anno per la maggior parte dei visti, da pagare in anticipo per l’intera durata del permesso. Per un visto triennale significa oltre 3.000 sterline solo di IHS, prima ancora di guardare al costo della vita una volta atterrati, e su questo è importante considerare alcuni accorgimenti pratici prima di decidere se trasferirsi.
Le altre strade possibili
Chi lavora in ambito sanitario o socio-assistenziale può rientrare nell’Health and Care Worker visa, con soglie salariali più basse e l’esenzione dall’Immigration Health Surcharge. Chi ha un partner o un familiare cittadino britannico, o già stabilito nel Regno Unito, può passare dalla family visa.
Chi si laurea in un’università britannica ha invece accesso al Graduate visa: permette di restare e lavorare senza sponsor per 2 anni, 3 per un dottorato, ma dal 1° gennaio 2027 la durata scenderà a 18 mesi per le lauree non dottorali.
Youth Mobility Scheme UK-EU: in arrivo, ma non ancora
Da tempo si parla di un accordo tra Regno Unito e Unione Europea per uno schema di mobilità giovanile, discusso ufficialmente al summit UK-UE del maggio 2025 e ancora in negoziazione nel corso del 2026. Un’intesa definitiva non c’è ancora, e le prime domande realisticamente non apriranno prima del 2027.
Per chi ha tra i 18 e i 30 anni e sperava in questa scorciatoia per lavorare nel Regno Unito senza passare dallo Skilled Worker visa, oggi resta un’ipotesi sul tavolo, non ancora un’opzione concreta e attuale.
I primi passi una volta ottenuto il visto
Una volta arrivati, il datore di lavoro deve verificare il diritto al lavoro tramite un controllo online dell’Home Office, e servirà anche richiedere un National Insurance Number per essere pagati regolarmente e versare i contributi.
Sono passaggi amministrativi obbligatori, ma restano secondari rispetto alla parte davvero decisiva: ottenere il visto giusto resta il vero scoglio per chi vuole lavorare nel Regno Unito da italiano, e va sempre affrontato prima di partire.