L’affitto nel Regno Unito è cambiato radicalmente dal 1° maggio 2026, quando è entrata in vigore la parte più corposa della Renters’ Rights Act: chi si trasferisce nel Regno Unito oggi si muove in un mercato con regole diverse rispetto anche solo a un anno fa, e le differenze valgono soprattutto per l’Inghilterra, dove si applica il grosso della riforma. Prima di firmare qualsiasi contratto conviene quindi capire come funziona oggi l’affitto nel Regno Unito.

Niente più sfratti senza motivo: cosa cambia con la Renters’ Rights Act
Fino al 30 aprile 2026 il contratto standard era l’assured shorthold tenancy, che permetteva al proprietario di riprendersi la casa alla scadenza del periodo fisso senza dover indicare un motivo, tramite il cosiddetto Section 21. Dal 1° maggio 2026 il Section 21 è abolito: tutti i contratti sono diventati assured periodic tenancy, senza scadenza fissa, e il proprietario può sfrattare solo indicando uno dei motivi previsti dal Section 8, come vendita, rientro in casa propria o morosità.
L’inquilino, al contrario, può lasciare la casa in qualsiasi momento con un preavviso tipico di due mesi. Sono vietate anche le aste al rialzo sull’affitto e il pagamento anticipato di più di un mese di canone. Chi si trasferisce a Cardiff, Edimburgo o Belfast deve però ricordare che Scozia, Galles e Irlanda del Nord hanno regimi di tutela degli affitti separati e non sono coperti da questa riforma.
Deposito e Council Tax: le due voci fisse
Il deposito cauzionale resta limitato a 5 settimane di affitto, 6 se il canone annuo supera le 50.000 sterline, e il proprietario è obbligato per legge a proteggerlo in uno schema approvato, come il Deposit Protection Service, mydeposits o il Tenancy Deposit Scheme, entro 30 giorni dal versamento, restituendolo entro 10 giorni dall’accordo di fine contratto.
Il cosiddetto holding deposit, versato per bloccare un immobile prima della firma, non può superare una settimana di affitto. Separata dal canone c’è poi la Council Tax, l’imposta comunale sulla casa che nel Regno Unito non è quasi mai inclusa nell’affitto: chi vive da solo ha diritto a uno sconto del 25%.
Quanto costa affittare: le differenze regionali
Secondo i dati ONS, l’affitto medio nazionale a inizio 2026 si aggira sulle 1.300-1.400 sterline al mese, ma il divario tra regioni è enorme: si parte da circa 700-800 sterline nel Nord-Est per arrivare a oltre 2.200 sterline a Londra, con Manchester, Bristol ed Edimburgo su livelli intermedi. Chi ha già superato lo scoglio del visto e sta per iniziare a lavorare nel Regno Unito farebbe bene a mettere in conto questa forbice prima di fissare aspettative di budget basate sulla città sbagliata.
Il controllo Right to Rent: cosa serve per firmare
Prima di firmare, il proprietario è obbligato a verificare che l’inquilino abbia il diritto di vivere nel Regno Unito: per un cittadino italiano senza uno status pregresso questo significa mostrare il passaporto insieme a uno share code ottenuto tramite il sito del Home Office, che il proprietario può verificare online in tempo reale. Il controllo va ripetuto se il permesso di soggiorno ha una scadenza, altrimenti vale per l’intera durata del contratto.
Come cercare casa: portali e stanze in condivisione
Chi cerca affitto nel Regno Unito parte quasi sempre da Rightmove e Zoopla, i portali di riferimento per affitti interi, mentre per una stanza in condivisione il canale più usato è SpareRoom, un’istituzione del mercato britannico che in Irlanda non ha un vero equivalente altrettanto diffuso.
Chi non ha ancora una storia creditizia nel Regno Unito o un datore di lavoro locale da citare come referenza incontra spesso la richiesta di un guarantor, una persona di solito residente nel Regno Unito che si impegna a coprire l’affitto in caso di insolvenza: in sua assenza, alcune agenzie accettano il pagamento di più mesi di affitto in anticipo, anche se la Renters’ Rights Act ha reso questa pratica più difficile limitando l’anticipo a un mese.
Le bollette: cosa non è quasi mai incluso nell’affitto
A differenza di molti annunci italiani, la maggior parte delle inserzioni britanniche pubblicizza un affitto che non comprende le utenze: gas ed elettricità, acqua, broadband e la licenza TV restano quasi sempre a carico dell’inquilino, salvo che l’annuncio specifichi esplicitamente “bills included”.
Vale la pena controllare questa voce prima di confrontare due offerte apparentemente simili, perché la differenza reale di spesa mensile può essere notevole, e vale la pena leggerla insieme ad alcuni accorgimenti pratici sul costo della vita. Chi condivide una casa con altri inquilini di solito divide le bollette proporzionalmente, un’abitudine che vale la pena chiarire per iscritto fin dal primo giorno.
La truffa più comune da evitare
Come in Irlanda, la segnalazione più frequente riguarda il deposito richiesto prima ancora di aver visto l’immobile di persona: annunci troppo convenienti su Facebook Marketplace o Gumtree che chiedono un bonifico per bloccare l’appartamento senza mai organizzare una visita sono quasi sempre falsi.
La regola pratica resta sempre la stessa: mai versare denaro per una casa che non si è vista con i propri occhi, qualunque sia la cifra in gioco quando si cerca affitto nel Regno Unito.