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Il Casement Park a Belfast: la storia della sede mai nata

Casement Park a Belfast è uno dei luoghi più discussi dell’Irlanda del Nord, e per un motivo insolito: è uno stadio che esiste sulla carta, sui progetti architettonici e nei bilanci pubblici, ma non nella realtà.

Chiuso dal 2013, ridotto a un terreno di cemento e sterpaglie nella zona ovest della città, avrebbe dovuto rinascere come impianto moderno da oltre 34.000 posti e ospitare cinque partite del torneo continentale del 2028. Non accadrà. La sua vicenda è diventata un caso politico, economico e sportivo che ha lasciato l’Irlanda del Nord fuori da un evento organizzato letteralmente a due passi.

Cos’è il Casement Park a Belfast e perché conta per la città

Prima di essere un caso politico, il Casement Park a Belfast è stato per decenni un luogo identitario. L’impianto sorge nel quartiere di Andersonstown, nella parte occidentale della città, ed è la casa storica dell’Antrim GAA, la federazione degli sport gaelici della contea.

Non è quindi nato come stadio di calcio: la Gaelic Athletic Association organizza il calcio gaelico e l’hurling, discipline profondamente radicate nella comunità nazionale irlandese.

Costruito negli anni immediatamente successivi alla Seconda guerra mondiale, l’impianto prese il nome da Roger Casement, figura storica del nazionalismo irlandese. Per oltre sessant’anni è stato il principale teatro degli eventi sportivi gaelici dell’Ulster, prima di venire chiuso nel 2013 per ragioni di sicurezza strutturale.

Da allora, il sito è rimasto inutilizzato. Chi passa oggi da Andersonstown Road vede una struttura in stato di abbandono, con la vegetazione che ha ripreso possesso degli spalti. In una città dove la geografia sportiva riflette da sempre divisioni sociali e culturali profonde, la rinascita di questo impianto avrebbe assunto un valore che va ben oltre il calcio.

Casement Park a Belfast, lo stadio nel quartiere di Andersonstown chiuso dal 2013
Foto: Paul McIlroy, Wikimedia Commons (CC BY-SA 2.0 — creativecommons.org/licenses/by-sa/2.0)

Il progetto di ricostruzione: quindici anni di ostacoli

L’idea di ricostruire il Casement Park a Belfast è molto più vecchia della candidatura al torneo del 2028. I primi piani prevedevano un impianto da 38.000 posti, ma incontrarono l’opposizione dei residenti della zona, che si rivolsero all’Alta Corte sostenendo che la struttura fosse sproporzionata per il quartiere, che avrebbe sottratto luce alle abitazioni e aggravato il traffico locale.

Nel dicembre 2014 un giudice dell’Alta Corte annullò la decisione ministeriale che aveva concesso l’autorizzazione. La GAA tornò alla carica nel 2016 con un progetto ridimensionato: altezza inferiore, capienza ridotta a 34.500 posti, budget intorno ai 77 milioni di sterline e apertura prevista per il 2019.

Anche quella versione incontrò resistenze. Una nuova azione legale promossa da un’associazione di residenti del quartiere venne però respinta nel maggio 2022, sbloccando formalmente l’autorizzazione urbanistica ottenuta l’anno precedente. Sulla carta, la strada sembrava finalmente libera. Nella pratica, erano già passati quasi dieci anni e non era stato posato ancora un mattone.

La candidatura del 2023 e il ruolo decisivo dello stadio

Nell’ottobre 2023 il Comitato Esecutivo UEFA assegnò il torneo del 2028 alla candidatura congiunta di Inghilterra, Irlanda del Nord, Repubblica d’Irlanda, Scozia e Galles, rimasta l’unica in gara dopo il ritiro della Turchia, che aveva scelto di concentrarsi sull’edizione del 2032 insieme all’Italia.

Gli stadi previsti erano dieci, con una capienza media di 58.000 posti. Sei in Inghilterra, uno ciascuno in Scozia, Galles, Repubblica d’Irlanda e Irlanda del Nord. Per Belfast, l’impianto designato era proprio il Casement Park a Belfast, indicato come sede di cinque partite.

Quel progetto era l’unica ragione per cui l’Irlanda del Nord poteva unirsi alla candidatura. Le regole UEFA per una fase finale richiedono impianti da almeno 30.000 posti. Windsor Park, dove gioca abitualmente la nazionale nordirlandese, supera di poco i 18.000.

Senza la ricostruzione, Belfast semplicemente non avrebbe potuto disporre di un impianto idoneo.

Windsor Park a Belfast dopo la ristrutturazione, lo stadio troppo piccolo per ospitare Euro 2028
Foto: Citizen69, Wikimedia Commons (CC BY-SA 4.0 — creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0)

Da 180 a oltre 400 milioni: l’esplosione dei costi

Un mese dopo l’assegnazione del torneo, arrivò il primo segnale d’allarme: l’Ulster GAA annunciò che l’impresa di costruzione storicamente legata all’organizzazione non avrebbe proceduto con il contratto per i lavori principali. La procedura di gara ripartì da capo.

Nel febbraio 2024 iniziarono i lavori preliminari sul sito e una delegazione UEFA visitò l’area. Il commento riportato da un funzionario dell’organizzazione fotografava bene la situazione: un bel terreno, ma con moltissimo da fare.

Il vero problema, però, erano i numeri. Quando la candidatura venne assegnata nell’ottobre 2023, la stima per la ricostruzione si aggirava sui 180 milioni di sterline. Nei mesi successivi quella cifra crebbe fino a superare i 400 milioni, mentre il cantiere restava sostanzialmente fermo. Per un’opera pubblica in una regione con risorse limitate, il divario era diventato insostenibile.

Venerdì 13 settembre 2024: la decisione che chiude tutto

La svolta arrivò con un comunicato diffuso alle sette di sera del 13 settembre 2024. Il Segretario di Stato per l’Irlanda del Nord Hilary Benn e la Segretaria alla Cultura Lisa Nandy comunicarono con una lettera congiunta al ministro per le Comunità Gordon Lyons che il governo britannico non avrebbe finanziato la ricostruzione in tempo per il torneo.

La motivazione ufficiale indicava un rischio concreto che lo stadio non venisse completato entro le scadenze richieste, comprese quelle per gli eventi test obbligatori da tenere con largo anticipo sulla manifestazione. Nella lettera si sottolineava anche che, nel periodo tra l’assegnazione del torneo e l’insediamento del nuovo governo, i progressi concreti sul cantiere erano stati pressoché nulli.

Le reazioni furono immediate e trasversali. La First Minister Michelle O’Neill definì la decisione profondamente deludente e un’occasione mancata per lo sport e per l’economia locale. La GAA parlò di un’opportunità persa che l’intera società nordirlandese avrebbe guardato con rammarico. Sul fronte opposto, alcuni esponenti politici unionisti giudicarono corretta la scelta di non impegnare 400 milioni di sterline pubbliche in quel progetto.

Il governo irlandese, dal canto suo, confermò che i 50 milioni di euro già stanziati per la ricostruzione sarebbero rimasti disponibili indipendentemente dal torneo.

La conseguenza sulle chances della nazionale nordirlandese

Il colpo più duro per il calcio nordirlandese arrivò però due mesi più tardi, ed è la parte della vicenda meno conosciuta in Italia.

Nel novembre 2024 divenne chiaro che l’Irlanda del Nord, non essendo più nazione ospitante, avrebbe perso anche l’accesso al meccanismo di salvaguardia riservato alle altre quattro nazioni ospitanti.

Il sistema confermato dalla UEFA funziona così: Inghilterra, Scozia, Galles e Repubblica d’Irlanda partecipano regolarmente alle qualificazioni, divise in gironi separati. I dodici vincitori dei gironi e le otto migliori seconde accedono direttamente alla fase finale. A questo punto, due posti restano riservati alle due nazioni ospitanti meglio classificate che non si siano qualificate per merito.

L’Irlanda del Nord è esclusa da questa rete di protezione e da qualsiasi percorso playoff riservato alle ospitanti. Dovrà qualificarsi esclusivamente sul campo, come qualunque altra nazionale europea.

Per una selezione che nella sua storia ha raggiunto la fase finale continentale una sola volta, nel 2016, è un handicap concreto. Il funzionamento completo del meccanismo è spiegato nella nostra guida alle qualificazioni a Euro 2028.

Nove stadi invece di dieci

La UEFA scelse di non sostituire Belfast con un’altra sede. Erano state ipotizzate soluzioni alternative, come l’utilizzo di impianti aggiuntivi nella Repubblica d’Irlanda o in altre zone del Regno Unito, ma la scelta finale è stata quella di redistribuire le partite sui nove impianti rimasti, aumentando il numero di gare nelle città di Euro 2028 già designate.

Il torneo si gioca quindi in quattro nazioni anziché cinque. L’unico stadio dell’isola d’Irlanda rimasto nel programma è la Dublin Arena, dall’altra parte del confine, a poco più di due ore di strada da Belfast.

Cosa resta oggi allo stadio e alla città

La storia di Casement Park a Belfast non finisce con l’esclusione dal torneo. Una volta abbandonato l’obiettivo del 2028, il progetto è stato rivisto: eliminati i requisiti UEFA più onerosi, il costo stimato è sceso a circa 270 milioni di sterline. La ricostruzione resta un impegno dichiarato dell’Esecutivo nordirlandese e della GAA, ma senza più una scadenza esterna a fare da acceleratore.

Belfast, dal canto suo, non è del tutto scomparsa dalla mappa del torneo. La città ospiterà il sorteggio dei gironi di qualificazione, in programma il 6 dicembre 2026: un riconoscimento simbolico per l’unica delle cinque nazioni della candidatura originale rimasta senza partite.

Sono state inoltre valutate ipotesi di coinvolgimento come base di allenamento per le nazionali o come sede di amichevoli di avvicinamento a Euro 2028.

Per chi visita la città oggi, il Casement Park a Belfast resta quello che è da tredici anni: un cantiere mai davvero aperto in un quartiere che aspetta.

Una lezione sui grandi eventi sportivi

Il caso racconta qualcosa che va oltre il perimetro dell’Irlanda del Nord: quanto sia fragile il legame tra un grande evento sportivo e le infrastrutture promesse per ospitarlo. Una candidatura vinta nell’ottobre 2023 sulla base di uno stadio che esisteva solo su carta, e che undici mesi dopo non era ancora neppure un cantiere avviato, con costi nel frattempo più che raddoppiati.

È un pattern ricorrente nelle grandi manifestazioni internazionali, dove le stime iniziali servono più ad assicurarsi l’assegnazione che a descrivere il costo reale dell’opera. Con la differenza che, in questo caso, il conto lo ha pagato per intero una sola delle cinque nazioni coinvolte — quella che aveva meno margine per assorbirlo.

Dublino resta l’unica sede sull’isola d’Irlanda, ma nulla vieta, a chi viaggerà nelle città di Euro 2028, di regalarsi qualche giorno alla scoperta di Belfast.

La cronaca della decisione governativa è ricostruita in dettaglio da BBC Sport, mentre l’elenco aggiornato delle sedi è disponibile sul sito ufficiale UEFA.

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