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Le maglie più iconiche degli Europei

Ci sono maglie che si ricordano per la partita, e maglie che si ricordano da sole, a prescindere dal risultato finale. Negli Europei, competizione che dal 1960 a oggi ha attraversato mode, materiali e sponsor tecnici diversissimi, alcune divise sono diventate più famose delle squadre che le indossavano.

Ecco le maglie più iconiche degli Europei, sei storie diverse raccontate attraverso sei decenni diversi del torneo.

Le maglie più iconiche degli Europei
Nazionale inglese, 28 ottobre 1959, Empire Stadium di Londra.
Credito: Foto: Eskil Malmberg, Wikimedia Commons (CC BY-SA 4.0 — https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0/)

Italia, l’azzurro che viene dai Savoia

Prima di essere il colore della Nazionale, l’azzurro era quello della bandiera di Casa Savoia: l’Italia lo indossò per la prima volta il 6 gennaio 1911 contro l’Ungheria (persa 1-0), dopo che nella sua primissima partita ufficiale, un anno prima contro la Francia, era scesa in campo in bianco per mancanza di un colore, come racconta anche la FIGC nella storia ufficiale della maglia.

Da allora il blu è rimasto, salvo la parentesi nera del ventennio fascista, diventando il tratto che identifica ogni maglia azzurra fino a oggi — comprese quelle con cui l’Italia ha vinto i suoi due Europei, nel 1968 in casa e nel 2020.

Germania Ovest 1972, il capolavoro di Adidas

La maglia con cui la Germania Ovest vinse il suo primo trofeo internazionale, gli Europei 1972, non aveva nulla di appariscente: bianca, essenziale, firmata Adidas, addosso a una squadra — Beckenbauer, Müller, Netzer, Maier — che molti considerano la più completa nella storia del torneo.

Batté l’Unione Sovietica 3-0 in finale, e quella semplicità è rimasta il modello su cui la Germania ha costruito quasi ogni maglia successiva, fino ai richiami nostalgici che gli sponsor tecnici continuano a proporre decenni dopo.

Olanda 1988, il rombo arancione che ha vinto tutto

Se dovesse esistere una maglia simbolo assoluto degli Europei, molti la indicherebbero senza esitare: l’Olanda del 1988, arancione acceso con un motivo geometrico a losanghe disegnato da Adidas, indossata per sole cinque partite ma bastate a entrare nella storia.

Fu con quella maglia che Marco van Basten s’inventò la volée in rovesciata in finale contro l’Unione Sovietica considerata tra i gol più belli mai segnati in un torneo internazionale — il sigillo su un trionfo, il primo e finora unico degli olandesi.

Danimarca 1992, la maglia dei ripescati che vinsero tutto

Nessuna storia, tra le maglie più iconiche degli Europei, batte quella della Danimarca 1992. I danesi non si erano nemmeno qualificati: entrarono al posto della Jugoslavia, esclusa dal torneo per le sanzioni ONU dopo lo scoppio della guerra nei Balcani, e si presentarono in Svezia da separati in casa più che da favoriti, come ricostruisce nel dettaglio Breaking The Lines.

Con la maglia rossa a spalle bianche firmata Hummel vinsero comunque il torneo, battendo la Germania 2-0 in finale — un’impresa che ha reso quella divisa tanto amata che Hummel l’ha rilanciata più volte nei decenni successivi, l’ultima in occasione dei 30 anni dal trionfo.

Croazia 1996, la scacchiera che è diventata una bandiera

Tra le maglie più iconiche degli Europei, nessuna ha un’identità visiva forte quanto quella della Croazia, e tutto nasce dagli Europei 1996: il primo grande torneo della sua storia da Paese indipendente. La maglia, firmata Lotto, portava sul petto lo šahovnica, lo scacchiere rosso e bianco disegnato dall’artista Miroslav Šutej — lo stesso che aveva già firmato bandiera, stemma e banconote del nuovo Stato croato, come racconta Sartorial Soccer.

Debuttato nel 1990 in un’amichevole contro gli Stati Uniti, quel motivo antico diventò sul campo qualcosa di completamente nuovo: la Croazia raggiunse i quarti di finale, e da allora quella scacchiera compare su ogni maglia della nazionale, restando probabilmente il design più riconoscibile del calcio internazionale.

Galles 2016, il ritorno dopo 58 anni

A volte, tra le maglie più iconiche degli Europei, la storia non è nel disegno ma nel semplice fatto di esistere. Il Galles arrivò agli Europei 2016 dopo un digiuno lunghissimo dal grande calcio: l’ultima partecipazione a un torneo internazionale risaliva al Mondiale 1958, come ricordava Sky Sports presentando le maglie di quell’edizione.

La divisa Adidas, rossa con un sottile effetto a rilievo sul tessuto, era volutamente semplice, quasi dimessa — ma diventò il simbolo di una generazione, quella di Gareth Bale e Aaron Ramsey, che portò i gallesi fino alle semifinali del torneo, il miglior risultato mai raggiunto dalla nazionale in una competizione internazionale.

Un filo che attraversa i decenni

Sei maglie, epoche diverse, un solo filo conduttore: nel calcio, a volte, il disegno racconta la storia tanto quanto il risultato in campo. Non è un caso che, tra tutte le maglie più iconiche degli Europei, quelle rimaste nella memoria collettiva siano quasi sempre legate a un trionfo inatteso o a un’identità che il campo ha reso visibile al mondo intero.

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