Gli attaccanti si prendono i titoli dei giornali, ma nella storia della competizione continentale è stato quasi sempre un portiere a decidere le partite che contano davvero. Finali ai rigori, parate impossibili all’ultimo minuto, nazionali intere trascinate oltre il loro limite: i portieri più forti della storia del calcio europeo hanno lasciato un segno che va ben oltre le statistiche.
Ecco i dieci nomi che meritano un posto in questa lista.
Lev Yashin (URSS): il portiere che vinse il Pallone d’Oro
Tra i portieri più forti della storia, impossibile cominciare da altri. Il “Ragno Nero”, soprannome dovuto alla divisa completamente scura che indossava in ogni partita, vinse la primissima edizione del torneo, nel 1960 in Francia, subendo appena due gol in tutta la competizione — uno dei quali nella finale contro la Jugoslavia.
Tre anni dopo, nel 1963, diventò il primo portiere della storia del calcio a vincere il Pallone d’Oro, staccando nettamente Gianni Rivera e Jimmy Greaves nella classifica finale. Nel 2000 FIFA e IFFHS lo hanno eletto miglior portiere del XX secolo, davanti a Gordon Banks e Dino Zoff, e nel 2020 France Football lo ha inserito nel Dream Team del Pallone d’Oro come miglior portiere di sempre, preferendolo a Buffon e Neuer.
La FIFA gli ha poi dedicato il Premio Yashin, assegnato al miglior portiere di ogni Mondiale: pochi riconoscimenti raccontano meglio perché resti il metro di paragone quando si discute dei portieri più forti della storia degli Europei.

Gordon Banks (Inghilterra): l’autore della parata del secolo
Nel 2000 l’IFFHS lo ha votato secondo miglior portiere del Novecento a livello mondiale, dietro al solo Yashin e davanti a Zoff. Anche per questo, Banks merita a pieno titolo un posto nella lista dei portieri più forti della storia.
Fu il portiere dell’Inghilterra campione del mondo nel 1966, unico titolo iridato della storia inglese, e detenne per oltre mezzo secolo il record di imbattibilità della nazionale con 721 minuti consecutivi senza subire gol, superato solo nel 2021 da Jordan Pickford.
Il gesto che lo ha reso immortale arrivò però in una partita persa: ai Mondiali del 1970, contro il Brasile, respinse un colpo di testa ravvicinato di Pelé con un volo che ancora oggi viene definito la parata del secolo. Lo stesso Pelé ammise di non riuscire a crederci nemmeno a distanza di anni. Agli Europei chiuse terzo nell’edizione italiana del 1968.
Dino Zoff (Italia): campione da giocatore, sconfitto da commissario tecnico
La storia di Zoff all’Europeo è quasi un romanzo. Nel 1968 non era nemmeno il titolare: il posto apparteneva a Enrico Albertosi, e Zoff entrò nel gruppo solo perché sia Albertosi sia il suo vice Lido Vieri si infortunarono a ridosso della decisiva partita di ritorno contro la Bulgaria.
Il commissario tecnico Ferruccio Valcareggi tenne la decisione in sospeso fino a poche ore dal fischio d’inizio, poi scelse il friulano, che quel 20 aprile 1968 esordì in nazionale a Napoli, dove giocava in quel periodo, e chiuse la porta senza subire gol.
Da quel momento non la lasciò più: confermato titolare nella fase finale a quattro squadre, restò imbattuto anche in semifinale contro l’Unione Sovietica, la partita passata alla storia per la qualificazione decisa con il lancio di una monetina, e poi nella ripetizione della finale contro la Jugoslavia. Quattro presenze, un titolo europeo, tanto per iniziare al meglio una carriera leggendaria.
Tornò protagonista nel 1980, con l’Italia padrona di casa, chiudendo al quarto posto dopo la finalina persa ai rigori con la Cecoslovacchia — e anche quella volta, come nel 1968, fu inserito nella squadra ideale del torneo. Fu poi il numero uno azzurro nel trionfo mondiale del 1982.
Dopo una longeva carriera tra i pali che lo colloca inevitabilmente tra i portieri più forti della storia, Dino Zoff è stato ancora protagonista, stavolta alla guida di panchine importanti, nei club, in particolare alla Juventus e poi come CT della nazionale azzurra.
Il destino gli riservò infine un epilogo agrodolce da allenatore: guidò gli Azzurri fino alla finale di Euro 2000, persa contro la Francia al golden gol, una delle notti più amare tra tutte le partite azzurre.
Gianluigi Buffon (Italia): vent’anni ai vertici
Longevità e continuità come pochissimi altri nella storia del ruolo. Al Mondiale 2006 subì appena due gol in tutto il torneo — un autogol e un rigore — con parate decisive su Podolski in semifinale e su Zidane in finale.
Agli Europei toccò il punto più alto nel 2012, da capitano: portò l’Italia fino alla finale di Kiev, poi persa 4-0 contro la Spagna, dopo aver ipnotizzato Ashley Cole nella serie dei rigori contro l’Inghilterra ai quarti. Nel 2016 fu ancora protagonista nella vittoria sugli spagnoli agli ottavi, prima dell’eliminazione dal dischetto contro la Germania. In Champions League ha superato le cento presenze, chiudendone oltre cinquanta senza subire gol.
Sepp Maier (Germania Ovest): la doppietta Europeo-Mondiale
Se il criterio è la regolarità ai massimi livelli, Maier regge il confronto con chiunque: vinse gli Europei 1972 e, due anni dopo, il Mondiale in casa nel 1974, completando una doppietta riuscita a pochissimi.
Disputò quattro Mondiali consecutivi, da titolare negli ultimi tre, e collezionò 95 presenze con la Germania Ovest. Fu eletto tre volte calciatore tedesco dell’anno, riconoscimento raro per un portiere, in un’epoca in cui il ruolo veniva sistematicamente ignorato dai premi individuali. La sua unica ferita continentale porta una data precisa: la finale dell’Europeo 1976 contro la Cecoslovacchia, decisa dal cucchiaio di Panenka che lo scavalcò mentre si tuffava sulla sinistra — il primo titolo europeo assegnato ai rigori.
Oliver Kahn (Germania): il Titano
Nessun portiere ha dominato la propria generazione come Kahn tra la fine degli anni Novanta e i primi Duemila: quattro premi UEFA consecutivi come miglior portiere europeo, tre riconoscimenti IFFHS, due volte calciatore tedesco dell’anno.
La sua serata simbolo resta la finale di Champions League 2001 contro il Valencia, decisa ai rigori e chiusa da tre sue parate. L’anno dopo, al Mondiale 2002, vinse il Pallone d’Oro come miglior giocatore del torneo, trascinando fino alla finale una Germania che nessuno considerava tra le favorite.
Curiosamente, proprio l’Europeo gli fu avaro: nel 1996 vinse il titolo da secondo portiere senza mai scendere in campo, alle spalle di Andreas Köpke.
Manuel Neuer (Germania): il portiere che ha cambiato il ruolo
Prima di lui il portiere restava in area; con lui è diventato un difensore aggiunto, capace di uscire trenta metri fuori dai pali e di impostare l’azione con i piedi.
Una rivoluzione tattica che ha ridefinito il modo in cui si valutano i portieri più forti. Nei numeri regge il confronto con chiunque: è il portiere con più clean sheet nella storia della Champions League, traguardo raggiunto in molte meno partite rispetto a Casillas. Con la Germania ha vinto il Mondiale 2014 ed è arrivato in semifinale agli Europei del 2012 e del 2016.
Ivo Viktor (Cecoslovacchia): il portiere dall’altra parte del cucchiaio
È il nome meno celebrato di questa lista, e proprio per questo merita spazio. Viktor difendeva la porta della Cecoslovacchia che vinse l’Europeo 1976, l’edizione passata alla storia per il rigore a cucchiaio di Antonín Panenka nella finale contro la Germania Ovest. Il suo contributo a quel trionfo fu tale da valergli il terzo posto nel Pallone d’Oro di quell’anno, dietro Franz Beckenbauer: un piazzamento che, per un portiere, resta rarissimo.
Peter Schmeichel (Danimarca): l’eroe del miracolo del 1992
La Danimarca non si era nemmeno qualificata. Entrò negli Europei 1992 all’ultimo momento al posto della Jugoslavia, esclusa per la guerra, e arrivò in Svezia senza aspettative di alcun tipo.
In semifinale trovò l’Olanda campione in carica, con Gullit, Rijkaard, Bergkamp, Koeman e Marco van Basten in campo. Finì 2-2 dopo i supplementari, con Schmeichel già decisivo su un tentativo ravvicinato di Bryan Roy. Ai rigori il portiere del Manchester United parò proprio il tiro di van Basten — l’unico errore dell’intera serie — mandando i danesi in finale.
Lì, contro la Germania campione del mondo, la Danimarca vinse 2-0 con Schmeichel protagonista di una serie di parate memorabili. Una storia che UEFA.com racconta ancora oggi tra i momenti più memorabili delle fasi finali, e che ha reso quel torneo il simbolo di ciò che un portiere in stato di grazia può fare per una nazionale.
Iker Casillas (Spagna): capitano di due titoli consecutivi
Casillas ha vissuto il ciclo più dominante che il calcio internazionale moderno ricordi: capitano della Spagna che vinse gli Europei 2008, il Mondiale 2010 e di nuovo gli Europei 2012, tre trofei consecutivi in quattro anni. Nessun altro portiere ha alzato il trofeo continentale due volte da capitano in edizioni consecutive.
La sua carriera per club racconta la stessa costanza: è tra i pochissimi portieri ad aver superato le cento presenze in Champions League, competizione in cui ha chiuso oltre cinquanta partite senza subire gol. Un rendimento che, sommato ai titoli con la nazionale, lo colloca stabilmente tra i portieri più forti della storia.
Gianluigi Donnarumma (Italia): l’MVP di Euro 2020
A 22 anni, Donnarumma fece qualcosa che nessuno aveva mai fatto nella storia del torneo: chiuse l’intera fase a gironi senza subire gol. Il primo gol incassato dall’Italia arrivò solo agli ottavi contro l’Austria, dopo oltre mille minuti di imbattibilità complessiva. Giocò 719 minuti nella fase finale, più di qualsiasi altro calciatore del torneo, saltando soltanto gli ultimi istanti della partita col Galles.
Poi arrivarono i rigori. In semifinale contro la Spagna neutralizzò il tentativo di Álvaro Morata; in finale a Wembley contro l’Inghilterra ne parò due, quello di Jadon Sancho e soprattutto l’ultimo, decisivo, di Bukayo Saka. Gli osservatori tecnici UEFA lo elessero miglior giocatore del torneo, e fu inserito nella formazione ideale dell’edizione — una notte che resta tra le più celebri delle finali degli Europei decise ai rigori.