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La Nazionale di Mancini: modulo, filosofia e stile di gioco

Il ritorno di Roberto Mancini sulla panchina azzurra riporta con sé una domanda: come giocherà la Nazionale di Mancini nel nuovo ciclo che porta a Euro 2028? Il debutto ufficiale è fissato per venerdì 25 settembre, contro il Belgio, allo Stadio Olimpico di Roma, prima giornata della fase a gironi di Nations League 2026-27.

Prima di allora, però, vale la pena ricostruire quale identità tattica il tecnico marchigiano porterà con sé, ripartendo da quanto aveva già dimostrato nella sua prima esperienza in azzurro, tra il 2018 e il 2023, e da come quei principi si adatteranno oggi a un gruppo profondamento cambiato.

Il modulo di partenza: il 4-3-3 di Mancini

Lo scacchiere di riferimento della Nazionale di Mancini resta, con ogni probabilità, il 4-3-3, lo stesso sistema con cui il tecnico aveva ricostruito l’Italia dopo la clamorosa mancata qualificazione al Mondiale di Russia 2018. Non un modulo rigido, ma piuttosto una struttura elastica, pensata per adattarsi alle caratteristiche degli interpreti disponibili più che per imporre automatismi fissi e immutabili.

È un tratto che ha sempre contraddistinto le squadre allenate da Mancini, dalla Sampdoria all’Inter, fino al Manchester City e alla Nazionale: costruire un’idea di gioco chiara nei principi, e poi lasciare che siano i calciatori a interpretarla secondo le proprie qualità individuali.

La Nazionale di Mancini, in questo senso, ha dimostrato, nel suo primo ciclo, una certa capacità di adattarsi alle esigenze di ogni singola partita, fatto che ha contribuito e non poco alla vittoria, per molti versi sorprendente, negli Europei 2020.

Il portiere, in questo sistema, non è mai un semplice ultimo baluardo: coinvolto attivamente nella prima costruzione, spesso come opzione di scarico quando la pressione avversaria chiude le linee di passaggio corte verso i centrali. È un dettaglio apparentemente minore, ma che negli anni ha reso la Nazionale di Mancini capace di uscire dal pressing anche contro squadre organizzate su blocchi molto aggressivi.

La fase di possesso: pazienza, palleggio e costruzione dal basso

Nella fase di possesso, la Nazionale di Mancini tende a trasformarsi rispetto all’assetto di partenza. Il 4-3-3 si apre spesso in una linea difensiva a tre, con un terzino che si stringe verso il centro oppure un mediano che si abbassa tra i due difensori centrali, liberando così l’esterno opposto per salire sulla linea offensiva e allargare il fronte d’attacco.

È esattamente lo stesso principio di costruzione dal basso che aveva reso l’Italia una delle squadre più riconoscibili d’Europa a cavallo tra il 2019 e il 2021: pazienza nella circolazione della palla, ricerca sistematica dello spazio tra le linee avversarie, palleggio inteso come strumento per controllare il ritmo della partita.

Il centrocampo, nel disegno tipico della Nazionale di Mancini, si affida a un regista basso che detta i tempi di gioco, affiancato da due mezzali con caratteristiche complementari: una più orientata al palleggio e agli inserimenti offensivi, l’altra più votata a coprire campo e garantire equilibrio quando la squadra perde possesso.

Davanti, il tridente si muove con ampia libertà di scambio di posizione tra le due ali e la prima punta, e la ricerca sistematica del cross dalle corsie esterne resta uno dei tratti distintivi storici delle squadre allenate da Mancini, confermato anche nelle analisi tattiche pubblicate dopo l’annuncio del suo ritorno.

Un aspetto su cui diversi osservatori si sono soffermati riguarda la gestione degli spazi centrali: la Nazionale di Mancini tende a occupare la zona tra le linee con un solo giocatore alla volta, alternando trequartisti mascherati da mezzali e falsi nueve quando l’attaccante centrale preferisce venire incontro al gioco piuttosto che restare fisso sulla linea difensiva avversaria.

È un meccanismo che negli anni ha reso la manovra offensiva imprevedibile, perché lo stesso principio tattico può produrre soluzioni molto diverse a seconda degli interpreti scelti in quella zona di campo.

Fuori dal possesso: pressing alto e il passaggio al 4-5-1

Nella fase di possesso, la Nazionale di Mancini tende a trasformarsi rispetto all’assetto di partenza. Il 4-3-3 si apre spesso in una linea difensiva a tre: è l’esterno opposto a salire per primo sulla linea offensiva, allargando il fronte d’attacco, mentre dietro di lui la squadra si riequilibra numericamente grazie a un compagno di reparto — un terzino oppure un mediano, a seconda della partita — che scende ad occupare temporaneamente quello spazio lasciato libero al centro.

L’obiettivo è forzare il pressing già nella metà campo avversaria, costringendo chi ha il possesso a giocare lungo, verticalizzare in modo forzato o comunque a perdere il pallone in zone del campo dove l’Italia può ripartire con superiorità numerica..

Le difficoltà del nuovo corso: tempo e integrazione dei giovani

Costruire un’identità di gioco riconoscibile richiede tempo, ripetizione e continuità nei raduni — tre ingredienti che nel calcio delle Nazionali sono scarsi rispetto al lavoro quotidiano di un club.

La Nazionale di Mancini dovrà affrontare questa difficoltà in una condizione ancora più complessa: gran parte del gruppo che arriverà a Coverciano a settembre non ha mai lavorato con lo staff tecnico attuale, e diversi calciatori non si conoscono ancora tra loro a livello internazionale.

A complicare ulteriormente il quadro, la generazione più giovane emersa nelle ultime convocazioni proviene da un contesto di club molto eterogeneo, con ruoli e sistemi di gioco spesso lontani dai principi che caratterizzano la Nazionale di Mancini. Tradurre in pochi giorni di allenamento concetti che a livello di club richiedono mesi di lavoro quotidiano sarà probabilmente la sfida più delicata.

Lo staff e le differenze rispetto al ciclo 2018-2023

Rispetto alla prima gestione, la Nazionale di Mancini si presenta oggi con alcune differenze significative, a partire proprio dallo staff tecnico. Accanto al commissario tecnico c’è ora Claudio Ranieri nel ruolo di direttore tecnico, con una funzione più orientata alla supervisione generale che all’intervento diretto sulle scelte di campo.

Costruire un’identità tattica riconoscibile partendo da un gruppo destinato a rinnovarsi è una sfida diversa rispetto al 2018, quando Mancini poteva comunque appoggiarsi su una generazione di calciatori già esperti a livello di club internazionali.

A completare lo staff figurano collaboratori storici del tecnico, segno di continuità nel metodo di lavoro anche a fronte del cambio generazionale in campo — una scelta coerente con l’approccio che ha sempre contraddistinto la Nazionale di Mancini: pochi stravolgimenti nel gruppo di lavoro, per concentrare l’attenzione sull’adattamento dei nuovi interpreti ai principi di gioco piuttosto che su un rimescolamento generale dell’organigramma tecnico.

Il precedente di Euro 2020: la stessa filosofia, un record mondiale

Non è la prima volta che si parla della filosofia di gioco di Mancini alla guida dell’Italia, ed è utile ripercorrerla per capire cosa aspettarsi oggi. Tra l’ottobre 2018 e l’ottobre 2021 la Nazionale di Mancini costruì una striscia di 37 partite ufficiali consecutive senza sconfitte, il record assoluto per una selezione nazionale a livello mondiale, superato il precedente primato di 35 gare condiviso da Brasile e Spagna.

La Nazionale di Mancini, vincitrice di Euro 2020, in visita al Quirinale nel luglio 2021
Foto: Presidenza della Repubblica, Quirinale.it (uso libero con obbligo di attribuzione a Quirinale.it — quirinale.it/elementi/59074)

Quel record è rimasto imbattuto fino all’estate 2026, quando la Spagna campione del mondo lo ha superato con 38 risultati utili consecutivi. In mezzo a quella striscia, la vittoria di Euro 2020 a Wembley contro l’Inghilterra, il secondo titolo continentale della storia azzurra dopo quello del 1968.

Quella squadra applicava esattamente i principi che oggi tornano a essere il riferimento della Nazionale di Mancini: costruzione dal basso paziente, pressing alto organizzato per reparti, libertà di movimento nel tridente offensivo.

Chi ha seguito da vicino la cavalcata di quell’edizione — raccontata anche nella sezione dedicata alla storia degli Europei — ritroverà negli stessi principi di gioco un filo diretto con quanto si vedrà in campo a partire da settembre, pur con interpreti quasi completamente diversi rispetto a cinque anni fa.

Il debutto contro il Belgio: la prima verifica sul campo

Il 25 settembre, allo Stadio Olimpico, la Nazionale di Mancini affronterà un Belgio in piena fase di transizione, senza più Rudi Garcia in panchina dopo la mancata riconferma del contratto a fine luglio. Sarà la prima vera verifica sul campo, a pochi giorni da un raduno che precede quattro partite di Nations League in appena venti giorni, contro Belgio, Turchia e Francia.

Il calendario completo di questa prima fase è disponibile nell’articolo dedicato alle prossime sfide della Nazionale di Mancini su Europei.net, così come gli aggiornamenti sul nuovo corso azzurro dopo la mancata qualificazione al Mondiale 2026.

Un calendario impegnativo fin da subito, che secondo diverse analisi tattiche pubblicate dopo l’ufficialità del ritorno di Mancini offrirà indicazioni concrete già nelle prime settimane su quanto la squadra abbia recepito i principi di gioco del tecnico, prima ancora dell’appuntamento con il sorteggio delle qualificazioni a Euro 2028, in programma il 6 dicembre a Belfast.

Anche i risultati di queste prime uscite avranno un peso specifico non banale: la Nazionale di Mancini punta quantomeno a evitare la retrocessione dalla Lega A di Nations League, obiettivo tutt’altro che scontato in un girone che comprende anche la Francia.

Verso Euro 2028

Con la qualificazione a Euro 2028 ancora lontana sul calendario, ma già presente negli obiettivi dichiarati dalla Federazione, i prossimi mesi serviranno soprattutto a capire quanto rapidamente la Nazionale di Mancini riuscirà a ritrovare un’identità di gioco riconoscibile — quella che, fino a pochi anni fa, l’aveva resa una delle squadre più ammirate d’Europa, ben oltre i soli risultati ottenuti sul campo.

Su Europei.net continueremo a seguire passo dopo passo il nuovo corso della Nazionale di Mancini, dal debutto di settembre contro il Belgio fino al sorteggio delle qualificazioni del prossimo dicembre a Belfast.

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