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Ecco Zidane CT della Francia dopo Deschamps

Zidane ct della Francia: la notizia più attesa del calcio transalpino è ormai a un passo dalla firma ufficiale. Dopo quattordici anni sulla panchina dei Bleus, Didier Deschamps lascia il timone della Nazionale, e la Federazione ha scelto Zinedine Zidane, l’uomo che insieme a lui ha scritto alcune delle pagine più belle del calcio europeo degli anni ’90, in Nazionale, ma anche alla Juventus. Il passaggio di consegne con Zidane ct della Francia chiude un’epoca fatta di due finali mondiali, una vittoria iridata e una semifinale raggiunta appena qualche giorno fa, e apre un ciclo dal sapore fortemente simbolico.

Il ciclo Deschamps si chiude, arriva Zidane

Il capitolo Deschamps sulla panchina della Francia si è chiuso. Dopo l’eliminazione in semifinale contro la Spagna, sconfitta netta per 2-0, i Bleus si sono giocati la finale per il terzo posto contro l’Inghilterra, ultima gara di Deschamps alla guida della Nazionale, persa 6-4. Un epilogo agrodolce per un ciclo che, in quattordici anni, ha comunque messo in bacheca la Coppa del Mondo 2018, due finali (Europei 2016 e Mondiale 2022), un terzo posto agli Europei 2024 e ora questa nuova semifinale mondiale. Pochi commissari tecnici, nella storia del calcio, possono vantare una simile continuità di risultati ai vertici.

Deschamps aveva già annunciato da tempo, con largo anticipo rispetto al torneo, che quella del 2026 sarebbe stata la sua ultima rassegna iridata alla guida della Francia: una scelta che ha lasciato alla Federazione tutto il tempo necessario per preparare un nuovo ciclo con Zidane ct della Francia, senza fretta e senza traumi.

Didier Deschamps, allenatore della Francia, durante l'intervallo di Francia-Svezia agli ottavi del Mondiale 2026
YantsImages, Wikimedia Commons (CC BY-SA 4.0 — creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0)

L’attesa più lunga: perché Zidane è la scelta naturale

Se c’è un nome che negli ultimi anni è stato accostato con insistenza alla panchina transalpina, è proprio quello di Zinedine Zidane. Fermo da cinque anni, dopo la seconda esperienza al Real Madrid conclusa nel 2021 con tre Champions League consecutive in bacheca, Zizou ha atteso pazientemente la chiamata che considerava quella del cuore, rifiutando nel frattempo altre proposte importanti. L’accordo con la Federazione francese è ormai definito, con un contratto che dovrebbe legarlo ai Bleus fino al 2030: Zidane ct della Francia è già realtà anche se l’annuncio ufficiale era atteso entro la fine di luglio.

Lo stesso Zidane avrebbe già impostato lo staff che lo affiancherà: David Bettoni, suo storico vice ai tempi del Real Madrid, dovrebbe ricoprire lo stesso ruolo anche in Nazionale, supportato da un team di analisti più ampio rispetto ai tre collaboratori con cui ha sempre lavorato Deschamps. Un dettaglio che segnala già una filosofia di lavoro diversa, più strutturata, mutuata dall’esperienza in un grande club europeo.

Dalla Juve ai Bleus: il filo che lega Deschamps e Zidane

Per capire il significato di questo passaggio di testimone bisogna tornare indietro di quasi trent’anni, alla Torino bianconera di fine anni ’90. Deschamps arriva alla Juventus nel 1994, Zidane lo raggiunge nel 1996: per tre stagioni condividono spogliatoio e centrocampo, vincendo insieme due scudetti consecutivi (1996-97 e 1997-98) e issando i bianconeri fino a due finali di Champions League consecutive.

In quella Juventus, come poi nella Francia di Aimé Jacquet, i ruoli erano chiari e complementari: Deschamps il mediano che rompeva il gioco avversario e riconsegnava subito il pallone ai piedi migliori, Zidane il fantasista che di quei palloni faceva magie. Non un caso isolato, ma uno schema tattico preciso: proprio l’impianto difensivo costruito attorno a Deschamps (e a Emmanuel Petit) fu pensato per liberare Zidane negli spazi più alti e decisivi del campo nella Francia campione del mondo nel 1998 e campione d’Europa nel 2000.

È lo stesso film, ripetuto in due contesti diversi: Deschamps che porta acqua, Zidane che la trasforma in vino. Un movimento perfezionato negli allenamenti di Torino e poi replicato sui campi di tutto il mondo con la maglia della Nazionale, fino al trionfo del 12 luglio 1998 al Parco dei Principi. Oggi quello stesso equilibrio si ripropone in una forma nuova e con una specialissima staffetta: non più in campo, ma in panchina, con Zidane ct della Francia chiamato a trasformare in un nuovo ciclo di successi la solidità (nonostante il recentissimo 4-6 con gli inglesi), lasciata in eredità da Deschamps.

Il debutto di Zidane ct della Francia e la strada verso Euro 2028

Zidane siederà per la prima volta sulla panchina della Francia a settembre, in occasione dell’avvio della fase a gironi di Nations League. Una delle prime sfide di rilievo sarà quella del 2 ottobre contro l’Italia, un test già di alto livello per iniziare a costruire identità e automatismi della nuova Francia. L’obiettivo dichiarato del mandato di Zidane, è duplice: guidare i Bleus a Euro 2028 nel Regno Unito e Irlanda, e poi provare a riportare la Francia sul tetto del mondo al Mondiale 2030, otto anni dopo l’ultima finale iridata raggiunta nel 2022.

Non sarà un compito semplice: la generazione che ha accompagnato Deschamps nell’ultimo decennio, da Mbappé in giù, dovrà probabilmente rinnovarsi parzialmente nel passaggio tra i due cicli, mentre Zidane porta con sé un metodo di lavoro forgiato in anni di successi europei con il Real Madrid, fatto di gestione degli equilibri nello spogliatoio prima ancora che di pura tattica, la stessa capacità di leadership silenziosa che, da giocatore, gli permetteva di prendere in mano le partite più importanti nei momenti decisivi.

Zinedine Zidane CT della Francia - con la maglia della Francia durante la finale del Mondiale 2006
Foto: David Ruddell, Wikimedia Commons (CC BY 2.0 — creativecommons.org/licenses/by/2.0)

Cosa cambia per i Bleus con Zidane

Al di là del nome in panchina, il cambiamento più concreto riguarda proprio la struttura tecnica. Deschamps ha sempre lavorato con uno staff essenziale, tre persone in tutto, gestendo in prima persona gran parte delle scelte tattiche e relazionali con il gruppo. Zidane, al contrario, arriva con un’organizzazione più ampia e articolata, memore dell’esperienza in un club abituato a competere su più fronti contemporaneamente durante tutta la stagione. Un modello che dovrà essere adattato ai tempi più dilatati e discontinui del calcio delle nazionali, dove gli allenamenti insieme si contano in poche settimane l’anno.

Resta da capire, e lo si scoprirà solo con le prime convocazioni e le prime partite ufficiali, quanto della sua identità da allenatore di club (un 4-3-3 fluido, gestione attenta delle rotazioni, forte attenzione alla fase difensiva collettiva) Zidane riuscirà a trasferire in un contesto molto diverso da quello di un grande club europeo. Ma la sensazione, condivisa da buona parte della stampa francese, è che la Federazione abbia scelto la continuità nella discontinuità: stesso livello di ambizione di Deschamps, ma un profilo capace di dare alla squadra un’identità di gioco diversa e forse più riconoscibile.

Le reazioni in Francia: un addio che divide, un arrivo che entusiasma

L’uscita di scena di Deschamps non ha lasciato indifferente il tifo francese, diviso tra la gratitudine per un quattordicennio di risultati ai vertici e la sensazione che il ciclo, specialmente dopo la semifinale persa con la Spagna, fosse ormai arrivato al suo capolinea naturale. Deschamps lascia comunque un’eredità difficile da eguagliare: ha ricostruito la Nazionale dopo la crisi del Mondiale 2010 in Sudafrica e la delusione degli Europei 2012, portandola stabilmente tra le prime forze del calcio mondiale per oltre un decennio.

Al contempo, con Zidane ct della Francia, si è già acceso un entusiasmo diffuso tra i tifosi. Per una generazione di appassionati francesi cresciuta con i ricordi del 1998 e del 2000, vedere Zizou tornare a vestire i colori della Nazionale, stavolta in giacca e cravatta anziché in maglia numero 10, ha il sapore di un cerchio che si chiude nel modo più naturale possibile.

Un precedente che fa scuola in Europa

Il passaggio di consegne tra Deschamps e Zidane si inserisce in una tendenza più ampia che negli ultimi anni ha coinvolto diverse big del calcio europeo: l’idea di affidare la guida tecnica a un ex campione della propria storia recente, capace di unire competenza tattica e autorevolezza immediata nello spogliatoio. Una scelta che riduce i tempi di ambientamento e rafforza il senso di continuità identitaria all’interno del gruppo, elemento che nel calcio delle nazionali, dove il tempo per lavorare insieme è sempre limitato, pesa più che nei club.

Per la Francia, che nell’ultimo decennio ha sempre coltivato l’ambizione di restare stabilmente ai vertici del ranking mondiale, la scommessa è chiara: dimostrare che il salto in panchina, da Deschamps a Zidane, possa avvenire senza disperdere il patrimonio di risultati costruito negli ultimi quattordici anni. Il passaggio di consegne chiude un cerchio aperto quasi trent’anni fa in uno spogliatoio bianconero: se all’epoca l’assist arrivava sui piedi, questa volta il pallone che Deschamps lascia a Zidane è l’intera Nazionale francese. Sta a lui trasformarlo, ancora una volta, in qualcosa di speciale.

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