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Le rimonte più incredibili agli Europei: le partite che hanno riscritto la storia

Ci sono partite che si vincono in novanta minuti e partite che, invece, sembrano già perse e poi cambiano faccia negli ultimi istanti. Le rimonte più incredibili agli Europei appartengono a questa seconda categoria: sfide in cui una squadra si è ritrovata sull’orlo dell’eliminazione o della sconfitta e ha trovato la forza, spesso nel finale o ai supplementari, di ribaltare tutto.

Dalla Jugoslavia degli anni Sessanta alla Turchia del 2008, passando per Germania Ovest, Portogallo, Francia e Spagna, la storia degli Europei di calcio è piena di serate in cui una squadra sembrava condannata e ha invece trovato l’energia per riscrivere il risultato. Ecco alcune delle rimonte più incredibili agli Europei, scelte tra quelle rimaste maggiormente impresse nella memoria.

Francia-Jugoslavia 4-5: la prima grande rimonta della storia

Per trovare una delle rimonte più incredibili agli Europei bisogna tornare addirittura alla prima edizione della competizione nel 1960. La semifinale tra Francia e Jugoslavia, disputata al Parc des Princes di Parigi, è ancora oggi una delle partite più spettacolari mai giocate nel torneo.

I francesi sembravano avere il controllo della gara: sul 4-2 a circa un quarto d’ora dalla fine, apparivano ormai destinati alla finale. Invece la Jugoslavia segnò tre volte in appena cinque minuti, capovolgendo completamente il risultato e vincendo 5-4. Una sequenza di gol praticamente irripetibile trasformò una partita apparentemente già decisa in una delle sfide simbolo della storia degli Europei, tanto da restare ancora oggi la gara con più reti mai segnate in una fase finale.

Jugoslavia-Germania Ovest 2-4: la tripletta al debutto di Dieter Müller

Sedici anni più tardi, nel 1976, la Jugoslavia fu nuovamente protagonista, questa volta come vittima di una delle rimonte più incredibili agli Europei. In semifinale, la squadra di casa era avanti 2-0 grazie ai gol di Popivoda e Džajić, e a undici minuti dalla fine, con il punteggio sul 2-1 dopo la rete di Flohe, sembrava avere la finale a portata di mano contro una Germania Ovest, campione del mondo in carica, in evidente difficoltà.

Il commissario tecnico Helmut Schön decise allora di giocarsi una carta destinata a diventare storica: inserì Dieter Müller, al suo esordio assoluto in nazionale.

Tre minuti dopo, Müller firmò il gol del 2-2 che spedì la partita ai tempi supplementari. Lì il nuovo entrato completò una prestazione straordinaria, segnando altre due reti e trasformando quella improbabile rimonta in una vittoria addirittura netta: Jugoslavia 2 – Germania Ovest 4.

Portogallo-Inghilterra 3-2: la rimonta guidata da Rui Costa

Gli Europei 2000 regalarono un’altra delle rimonte più incredibili della competizione. Il Portogallo affrontava l’Inghilterra nella fase a gironi e partì nel peggiore dei modi: Paul Scholes e Steve McManaman portarono gli inglesi sul 2-0 già nei primi 18 minuti, sfruttando due cross di David Beckham.

Guidato dalla regia di Rui Costa, il Portogallo seppe rialzarsi e reagire. Luís Figo accorciò le distanze con un tiro deviato da fuori area, poi João Pinto firmò il 2-2 di testa su un cross di Rui Costa, ancora prima dell’intervallo. Nella ripresa arrivò il completamento della rimonta: lanciato in profondità da un pallone di Rui Costa, Nuno Gomes batté David Seaman e fissò il 3-2 poco prima dell’ora di gioco. Da 0-2 a 3-2 in meno di un’ora, contro una delle nazionali considerate più solide del torneo.

Jugoslavia-Spagna 3-4: il finale pazzo di Bruges

Se si parla di rimonte nei minuti di recupero, è impossibile non citare Jugoslavia-Spagna, sempre a Euro 2000. La Spagna aveva bisogno di vincere per qualificarsi ai quarti di finale, ma sembrava ormai fuori: quando la gara entrò nel recupero, la Jugoslavia era avanti 3-2 ma giocava in dieci uomini, dopo l’espulsione di Slaviša Jokanović al 63′.

Poi, come racconta la stessa UEFA nel resoconto ufficiale di quella serata, arrivò il colpo di scena: un fallo su Abelardo in area regalò alla Spagna un calcio di rigore, trasformato da Gaizka Mendieta per il 3-3.

Pochi secondi dopo, Alfonso Pérez, già a segno in precedenza nella partita, ribadì in rete su una respinta corta e firmò il definitivo 3-4. Due gol nel recupero trasformarono una qualificazione che sembrava perduta in una delle rimonte più incredibili nella storia degli Europei, con la Jugoslavia comunque ripescata ai quarti grazie alla differenza reti.

Francia-Inghilterra 2-1: il doppio colpo di Zidane

Negli Europei 2004 fu la volta della Francia. La partita d’esordio del girone contro l’Inghilterra sembrava destinata a concludersi con una vittoria inglese: Frank Lampard aveva portato in vantaggio i Three Lions al 38′, e nella ripresa David Beckham si era procurato anche un calcio di rigore per il possibile raddoppio. Fabien Barthez, però, parò.

La Francia arrivò così agli ultimi istanti ancora in partita, con il tempo che sembrava ormai scaduto. Al 90’+1, Zinédine Zidane trasformò in gol un calcio di punizione da posizione defilata per il pareggio. Non era ancora finita: pochi istanti dopo, un retropassaggio corto di Steven Gerrard permise a Thierry Henry di involarsi verso la porta, David James lo atterrò e l’arbitro concesse il rigore. Zidane si presentò dal dischetto e firmò il 2-1 definitivo.

Due gol nei minuti di recupero trasformarono una vittoria annunciata in uno dei ricordi più amari nella storia del calcio inglese.

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Foto: Stanislav Vedmid/Football.ua, Wikimedia Commons (CC BY-SA 3.0 — creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0)

Turchia-Repubblica Ceca 3-2: il miracolo di Ginevra

Forse nessuna squadra ha costruito una reputazione legata alle rimonte quanto la Turchia a Euro 2008. Nella decisiva partita del girone contro la Repubblica Ceca, i turchi erano sotto 0-2, con i gol di Jan Koller e Jaroslav Plašil, quando mancavano appena 15 minuti alla fine.

Arda Turan riaprì la partita al 75′. Poi, come racconta UEFA.com nel suo approfondimento su quella serata, Nihat Kahveci approfittò di un errore clamoroso del portiere Petr Čech per pareggiare all’87’, e due minuti più tardi piazzò un destro a giro imprendibile per il definitivo 3-2.

In pochi minuti, la Turchia trasformò uno svantaggio apparentemente irreversibile in una delle rimonte più incredibili agli Europei, conquistando l’accesso ai quarti di finale ed entrando nella leggenda del calcio turco come il “miracolo di Ginevra”.

Croazia-Spagna 3-5: la rimonta nella rimonta

Più recentemente, gli Europei 2020 hanno regalato un’altra delle rimonte più incredibili della competizione: gli ottavi tra Croazia e Spagna, terminati 3-5 dopo i tempi supplementari. Un autogol di Pedri portò avanti la Croazia, ma la Spagna ribaltò tutto con le reti di Sarabia, Azpilicueta e Ferran Torres, arrivando sul 3-1.

Sembrava fatta, ma la Croazia trovò a sua volta una doppia rimonta clamorosa: Oršić all’85’ e Pašalić al 90+2′ agganciarono il 3-3, portando la partita ai supplementari. Qui la Spagna trovò nuovamente la forza di reagire, segnando ancora con Morata e Oyarzabal per il definitivo 3-5. Una rimonta nella rimonta, in una partita da otto gol.

Perché le rimonte sono così memorabili

Ciò che rende speciali le rimonte non è soltanto il numero di gol segnati dopo essere passati in svantaggio, ma il momento in cui arrivano. Rimontare uno 0-2 al 60′ è difficile, ma farlo quando mancano pochi minuti alla fine assume un’altra dimensione, come nel caso della Turchia nel 2008 o della Francia nel 2004. Ancora più impressionante è capovolgere le sorti di una partita nel recupero, come accadde alla Spagna contro la Jugoslavia nel 2000.

C’è poi l’aspetto psicologico, raccontato bene anche in Rivalità storiche degli Europei: una squadra che subisce un gol quando è già in vantaggio tende a perdere sicurezza, mentre quella che sta rimontando acquista fiducia. Non stupisce che diversi protagonisti di queste serate compaiano anche tra i nomi raccolti in Tutti i record individuali e di squadra degli Europei.

Dalla folle semifinale del 1960 al miracolo di Ginevra nel 2008, passando per la doppietta di Zidane e per l’incredibile 3-5 tra Croazia e Spagna, la storia degli Europei ha dimostrato più volte una verità elementare: una partita non è finita finché l’arbitro non fischia.

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