Il formato degli Europei è cambiato profondamente dal 1960 a oggi: da un torneo con appena quattro squadre a una fase finale da 24 nazionali. Ripercorrere come è cambiato il formato degli Europei aiuta a capire perché il torneo del 2028 assomiglierà più a quello del 2024 che a quello con cui tutto è cominciato. Non è stato un percorso lineare: ogni allargamento ha portato con sé nuove regole di qualificazione e nuovi equilibri nella fase a gironi, come si vede ripercorrendo la storia degli Europei edizione per edizione.
La prima edizione, disputata in Francia nel 1960 e allora chiamata Coppa dei Nazioni Europea, coinvolse soltanto quattro squadre nella fase finale, su diciassette che avevano preso parte alle qualificazioni — il punto di partenza da cui è cambiato il formato degli Europei fino ad arrivare al torneo che conosciamo oggi. Da lì in avanti il numero di partecipanti è salito più volte, fino ad arrivare al formato attuale a 24 squadre, in vigore dal 2016.
Dal 1960 al 1976: quattro squadre e nessuna fase a gironi
Nelle prime cinque edizioni la fase finale era un torneo brevissimo: quattro squadre si giocavano il titolo con due semifinali e una finale, disputate in un’unica nazione ospitante nel giro di pochi giorni.
Non esisteva alcuna fase a gironi nella fase finale. Le quattro squadre arrivavano da un lungo percorso di qualificazione, con turni a eliminazione diretta andata e ritorno, e soltanto le vincitrici approdavano al torneo vero e proprio.
L’Unione Sovietica vinse la prima edizione nel 1960 battendo in finale la Jugoslavia. Nelle edizioni successive il format restò identico: la Spagna nel 1964, l’Italia nel 1968 (con la storica finale ripetuta contro la Jugoslavia dopo un pareggio), la Germania Ovest nel 1972 e la Cecoslovacchia nel 1976, quest’ultima decisa ai rigori con il celebre cucchiaio di Antonín Panenka.
1980: le prime otto squadre, ma senza semifinali
L’edizione del 1980, disputata in Italia, portò la prima vera espansione: da quattro a otto squadre nella fase finale.
Il formato restò però ibrido rispetto a quello che sarebbe diventato lo standard negli anni successivi. Le otto squadre furono divise in due gironi da quattro, ma le vincitrici dei due gruppi accedevano direttamente alla finale, senza passare da una semifinale. Le squadre arrivate seconde si giocavano invece la finale per il terzo posto, l’ultima disputata nella storia della competizione: la Cecoslovacchia superò l’Italia 9-8 ai rigori dopo l’1-1 dei tempi regolamentari, una delle serie più lunghe mai giocate a livello di squadre nazionali.
La Germania Ovest vinse il proprio secondo titolo battendo il Belgio 2-1 in finale.
Dal 1984 al 1992: nasce il formato con le semifinali
Nel 1984, ancora con otto squadre in campo, la fase finale prese la forma che sarebbe rimasta invariata per tre edizioni, come ricostruito nell’archivio ufficiale UEFA dedicato a quell’edizione. Le due squadre vincitrici e le due seconde classificate dei gironi accedevano a una fase a semifinali, dalla quale uscivano le due finaliste. La finale per il terzo posto fu eliminata, considerata poco sentita da squadre e pubblico.
Con questo formato la Francia di Michel Platini vinse il proprio primo titolo nel 1984, l’Olanda quello del 1988 grazie anche al gol di Marco van Basten in finale, e la Danimarca conquistò a sorpresa il trofeo nel 1992, dopo essere stata ripescata all’ultimo momento al posto della Jugoslavia, esclusa per le sanzioni internazionali legate al conflitto in corso nei Balcani.
1996: il salto a sedici squadre e le prime quarti di finale
L’edizione del 1996, ospitata dall’Inghilterra, portò il numero delle partecipanti da otto a sedici. Fu la prima volta in cui la fase finale ebbe bisogno di una fase a gironi più ampia — quattro gruppi da quattro squadre — seguita da veri e propri quarti di finale, prima di arrivare a semifinali e finale.
Il 1996 introdusse anche altre due novità: i tre punti per la vittoria nella fase a gironi, al posto dei due punti tradizionali, e la regola del golden goal nei tempi supplementari delle partite a eliminazione diretta. La Germania vinse il proprio titolo battendo la Repubblica Ceca 2-1 proprio con un golden goal, il primo assegnato in un grande torneo internazionale.
Il formato a sedici squadre e quattro gironi rimase in vigore per altre quattro edizioni, fino al 2012, con vittorie di Francia (2000), Grecia (2004, la sorpresa più clamorosa della storia della competizione), Spagna (2008) e ancora Spagna (2012, primo bis consecutivo della storia del torneo).

2016: l’espansione a ventiquattro squadre
Il cambiamento più importante nella storia recente del torneo arrivò nel 2016, quando la fase finale passò da sedici a ventiquattro squadre, disputata per la prima volta in Francia.
Il nuovo formato introdusse sei gironi da quattro squadre. Le prime due di ogni gruppo si qualificavano agli ottavi di finale, insieme alle quattro migliori terze classificate su sei, un meccanismo che ha reso da subito importante ogni singolo punto conquistato in fase a gironi, anche per le squadre arrivate terze nel proprio gruppo.
Dagli ottavi in poi il torneo è rimasto a eliminazione diretta secca, con tempi supplementari e rigori in caso di parità. Il Portogallo vinse la prima edizione a 24 squadre superando la Francia padrona di casa ai tempi supplementari, grazie al gol di Éder.
2020 ed Euro 2024: il formato attuale confermato
L’edizione del 2020, giocata nel 2021 per il rinvio legato alla pandemia, mantenne lo stesso formato introdotto nel 2016: 24 squadre, sei gironi da quattro, ottavi allargati alle migliori terze. Cambiò invece radicalmente l’organizzazione delle sedi, con partite disputate in undici città di altrettanti Paesi europei, mentre la finale si giocò a Wembley e vide l’Italia superare l’Inghilterra ai rigori.
L’edizione del 2024, disputata in Germania con un’unica nazione ospitante come accadeva prima del 2020, confermò lo stesso schema di 24 squadre e sei gironi. La Spagna vinse il proprio quarto titolo, il record assoluto della competizione, superando l’Inghilterra 2-1 in finale.
Perché il formato a ventiquattro squadre è diventato lo standard
Il passaggio da sedici a ventiquattro squadre nel 2016 è probabilmente il capitolo più importante di come è cambiato il formato degli Europei negli ultimi trent’anni, e ha avuto conseguenze che sono rimaste stabili per tre edizioni consecutive. Un numero maggiore di squadre partecipanti significa più nazionali coinvolte nella fase finale, più partite complessive (51 rispetto alle 31 del formato a sedici) e un numero di città e stadi necessari più alto per ospitare il torneo, come riporta anche la voce Wikipedia dedicata alla competizione.
Questo aspetto è diventato centrale nella scelta del formato di ospitalità: se fino al 2016 un singolo Paese poteva ospitare l’intero torneo senza difficoltà logistiche eccessive, con 24 squadre e 51 partite la UEFA ha iniziato a valutare anche candidature condivise tra più nazioni, come già sperimentato parzialmente nel 2020 e come accadrà su base ancora più ampia nel 2028, quando il torneo sarà ospitato da quattro Paesi: Inghilterra, Scozia, Galles e Repubblica d’Irlanda.
Il formato degli Europei 2028
Per chi si chiede come è cambiato il formato degli Europei in vista del prossimo torneo, la risposta è semplice: gli Europei del 2028 manterranno il formato a 24 squadre introdotto nel 2016, confermato per la quarta edizione consecutiva. La fase finale sarà quindi strutturata su sei gironi da quattro squadre, con le prime due di ogni gruppo e le quattro migliori terze qualificate agli ottavi di finale.
Rispetto alle edizioni precedenti, la principale novità del 2028 riguarderà la qualificazione: le quattro nazionali ospitanti parteciperanno alla fase di qualificazione insieme alle altre squadre, invece di ottenere un posto automatico come avviene di solito per il Paese organizzatore. Il meccanismo dettagliato di qualificazione, con i dodici gironi e i posti riservati alle ospitanti, è trattato nella pagina dedicata alle qualificazioni Europei 2028, mentre questo articolo — dedicato più in generale a come è cambiato il formato degli Europei nel tempo — si concentra sul formato della fase finale in sé, che nella sua architettura di base — 24 squadre, sei gironi, ottavi allargati, eliminazione diretta dagli ottavi in poi — resterà identico a quello già visto tra il 2016 e il 2024.
Come è cambiato il numero di partite nel tempo
Anche il numero di incontri disputati nella fase finale è un buon indicatore di come è cambiato il formato degli Europei nel tempo, seguendo la stessa progressione delle squadre partecipanti. Con quattro squadre, tra il 1960 e il 1976, si giocavano appena tre partite complessive: due semifinali e una finale. Con otto squadre, tra il 1980 e il 1992, il numero salì a otto incontri.
Il salto a sedici squadre nel 1996 portò il totale a 31 partite, mentre l’attuale formato a 24 squadre, in vigore dal 2016, ne prevede 51. Questo aumento ha reso il torneo più lungo — circa un mese di partite, contro i pochi giorni delle prime edizioni — e ha moltiplicato il numero di stadi e città coinvolte in ogni edizione.
Le regole di spareggio cambiate nel tempo
Oltre al numero di squadre, un altro aspetto di come è cambiato il formato degli Europei riguarda le regole applicate durante le partite. Il golden goal prevedeva la fine immediata della partita al primo gol segnato nei tempi supplementari; la UEFA lo ha successivamente abbandonato, tornando ai tradizionali due tempi supplementari da 15 minuti ciascuno seguiti, in caso di parità, dai calci di rigore.
I calci di rigore restano il gran finale delle partite a eliminazione diretta terminate in parità dopo i tempi supplementari, dalla prima applicazione nella finale del 1976 fino a oggi. Le partite della fase a gironi che terminano in parità non prevedono invece spareggio: il pareggio resta valido e assegna un punto a testa, secondo il sistema dei tre punti a vittoria introdotto nel 1996.
Il cambiamento nel formato di ospitalità
Non è cambiato soltanto il numero di squadre: è cambiato anche il modo in cui viene scelta la nazione (o le nazioni) che ospitano il torneo. Fino al 2016, un solo Paese ospitava l’intera fase finale, con quattro o al massimo otto-dieci stadi coinvolti.
L’edizione del 2020 ha rappresentato un’eccezione temporanea, con partite disputate in undici città di altrettanti Paesi diversi per celebrare i sessant’anni della competizione. Il 2024 è tornato al modello di ospitalità singola, con la Germania unica nazione organizzatrice.
Per il 2028 la UEFA ha scelto una via intermedia rispetto a queste due esperienze: una candidatura condivisa tra quattro Paesi del Regno Unito e dell’Irlanda, ma stabile — non un’edizione itinerante come nel 2020, bensì un torneo con sedi fisse distribuite tra Inghilterra, Scozia, Galles e Repubblica d’Irlanda per tutta la durata della competizione. Anche questo aspetto riflette come è cambiato il formato degli Europei nel tempo: non soltanto nel numero di squadre in campo, ma anche nella scala organizzativa necessaria per ospitare un torneo che oggi coinvolge 51 partite contro le appena tre della prima edizione.
Un altro elemento che è cambiato nel tempo riguarda il numero di squadre ammesse alla fase di qualificazione, cresciuto insieme all’allargamento della UEFA stessa: dalle 17 nazionali che parteciparono alle qualificazioni del 1960 (con notevoli assenti come Inghilterra, Italia, Germania Ovest e Paesi Bassi, che scelsero di non iscriversi) alle oltre 50 federazioni che oggi partecipano regolarmente al percorso di qualificazione verso ogni edizione.
In sintesi
Come è cambiato il formato degli Europei, in sintesi: cinque cambiamenti sostanziali dal 1960, da quattro squadre senza fase a gironi (1960-1976), a otto squadre con finale diretta (1980), a otto squadre con semifinali (1984-1992), a sedici squadre con quarti di finale (1996-2012), fino alle attuali 24 squadre con sei gironi e ottavi allargati alle migliori terze, introdotte nel 2016 e confermate per altre tre edizioni.
Gli Europei 2028 manterranno questo stesso formato a 24 squadre, la quarta edizione consecutiva con questa struttura. La vera novità del 2028 riguarderà non il numero di squadre o gironi della fase finale, ma il modo in cui le quattro nazionali ospitanti — Inghilterra, Scozia, Galles e Repubblica d’Irlanda — arriveranno al torneo, partecipando alla fase di qualificazione invece di ottenere un posto automatico.