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L’Italia di Pirlo: come giocherebbe la Nazionale a Euro 2028

Come giocherebbe l’Italia di Pirlo: dopo la terza esclusione mondiale consecutiva e l’addio di Gennaro Gattuso, la ricerca del Nuovo CT Italia si è complicata nelle ultime ore. Il presidente Malagò ha confermato un dialogo aperto con Pep Guardiola, diventato il vero obiettivo prioritario della Federazione, disposta persino a fare un’eccezione sul budget pur di convincerlo.

L’ex tecnico del Manchester City, però, non ha ancora sciolto le riserve: aveva annunciato a maggio di volersi fermare un anno, e a oggi non ha né respinto né accettato la proposta azzurra. Lo stesso Malagò ha ammesso che l’annuncio del nuovo commissario tecnico difficilmente coinciderà con l’Assemblea di Lega Serie A di domani, 23 luglio, e potrebbe slittare ancora.

L'Italia di Pirlo

In questo scenario ancora aperto, Andrea Pirlo sembra l’alternativa concreta più accreditata, qualora la trattativa con Guardiola non si sbloccasse. Al di là del toto-nomi, la domanda che interessa davvero i tifosi è un’altra: come giocherebbe l’Italia di Pirlo, sul piano tattico, se la sua candidatura dovesse alla fine andare a buon fine.

Il contesto: un nome ancora lontano dall’essere deciso?

La ricerca del successore di Gattuso si è mossa in fretta da quando Malagò, eletto presidente FIGC lo scorso 22 giugno, ha definito l’organigramma tecnico affidando a Maldini la direzione del Club Italia e a Leonardo il ruolo di advisor. Il vero pallino della Federazione è Guardiola, ma con grandi incertezze sulla sua disponibilità ad accettare.

Pirlo rimane il nome italiano più vicino alla sensibilità di Maldini , mentre Mancini continua a godere della fiducia diretta di Malagò.

Un’eventuale Italia di Pirlo nascerebbe solo se la pista Guardiola dovesse definitivamente naufragare, e comunque da un compromesso interno alla Federazione, non da un’unanimità di vedute.

Un sondaggio della Gazzetta dello Sport su un campione di 700 tifosi, pubblicato proprio oggi, fornisce una sguardo alle possibili preferenze dei tifosi: includendo Guardiola nelle opzioni, lo spagnolo raccoglie il 34% delle preferenze, seguito da Conte al 19%, con Pirlo e Mancini appaiati al 17%. Escludendo Guardiola dal computo, tra i soli profili italiani è Conte a salire in testa con il 32%, davanti a Mancini al 25% e a Pirlo, terzo, al 18%.

La filosofia di gioco: da Cruijff a Guardiola, l’idea di Pirlo

Per capire come potrebbe essere l’Italia di Pirlo bisogna partire dalla sua tesi di abilitazione a Coverciano, discussa con Renzo Ulivieri come relatore. In quel documento, Pirlo aveva definito la sua idea di calcio come propositiva e orientata al possesso e all’attacco, con l’intera squadra chiamata a partecipare attivamente sia in fase offensiva sia in fase difensiva, gestendo con cura gli spazi e i tempi dell’azione. Tra i modelli dichiarati spiccavano il Barcellona di Cruijff, quello di Guardiola e l’Ajax di Van Gaal.

Il modulo: dal 4-3-3 al 3-5-2 mascherato

Sul piano pratico, l’Italia di Pirlo difficilmente si legherebbe a un modulo rigido. Nelle sue esperienze da allenatore di club, lo schema più utilizzato è stato il 4-3-3, spesso variato in un 4-1-4-1 che ne rappresenta più che altro una declinazione tattica. Nei momenti in cui ha avuto bisogno di maggiore solidità, Pirlo non ha esitato a passare a un più tradizionale 3-5-2. Il concetto di fondo resta la flessibilità e l’adattabilità del modulo: conta meno lo schema di partenza e più il modo in cui la squadra occupa gli spazi, con una disposizione che cambia tra le due fasi di gioco.

La difesa ideale secondo Pirlo: una linea a 3 mascherata da linea a 4

Il reparto arretrato prevede un terzino di spinta che in fase di possesso si alza fino a diventare quasi un centrocampista aggiunto, e uno di contenimento che resta più basso, pronto a trasformarsi in braccetto di una retroguardia a tre. È un meccanismo che richiede intelligenza tattica e capacità di lettura più che singoli nomi, ed è probabilmente il reparto su cui l’eventuale lavoro di Pirlo peserebbe di più nei primi mesi, considerati i tempi ristretti tipici del calcio delle nazionali.

Centrocampo e fasce: scambi di posizione e ampiezza

A centrocampo, la filosofia di un ex regista come Pirlo porta naturalmente a immaginare un reparto capace di scambiarsi spesso la posizione, con la costruzione del gioco che parte dal portiere e passa per i centrali di centrocampo. Sulle fasce, l’ingrediente fondamentale resterebbe la capacità di attaccare l’uomo in uno contro uno; in mancanza di esterni con queste caratteristiche, l’allenatore preferisce storicamente allargare i terzini e affidarsi a uno o più trequartisti alle spalle della punta, un’opzione che offrirebbe comunque flessibilità tattica.

L’attacco: profondità e libertà di movimento

Davanti, l’idea di gioco di Pirlo privilegia una punta centrale capace di attaccare la profondità e di legare il gioco con i reparti arretrati, supportata da uno o più trequartisti liberi di intercambiarsi posizione. È un sistema che punta più sulla fluidità dei movimenti collettivi che su ruoli fissi e prestabiliti.

Il primo ostacolo: il tempo

Chiunque venga scelto tra Pirlo e gli altri candidati, il limite più concreto resterà lo stesso: un ct della Nazionale ha a disposizione pochi giorni ogni sei-otto settimane per lavorare con il gruppo, contro le sedute quotidiane di un allenatore di club. Chiunque sarà il Nuovo CT Italia, il primo banco di prova ufficiale arriverà a fine settembre con il doppio impegno di Nations League: il 25 contro il Belgio e il 28 contro la Turchia.

Se la scommessa dell’Italia di Pirlo dovesse concretizzarsi, sarà proprio lì che se ne vedranno i primi segnali reali.

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