Le finali degli Europei decise ai rigori sono un capitolo cortissimo nella storia della competizione: appena due su diciassette edizioni disputate. La prima risale al 1976, quando la Cecoslovacchia superò la Germania Ovest grazie al celebre cucchiaio di Antonín Panenka. La seconda è la finale di Euro 2020, giocata nel luglio 2021 per il rinvio legato alla pandemia, vinta dall’Italia contro l’Inghilterra a Wembley.
In entrambi i casi la partita si era chiusa in parità dopo i tempi supplementari, e il titolo è stato assegnato soltanto dalla serie dei tiri dal dischetto. Va distinto questo dato da quello, molto più ampio, delle partite della fase finale decise ai rigori in generale: fino a Euro 2024 la UEFA ne conta 25, ma tra queste soltanto due erano finali.
Le altre 23 sono ottavi, quarti, semifinali o gare per il terzo posto, con un peso specifico diverso rispetto a una finale, ma dove un errore dal dischetto rischia comunque di chiudere immediatamente la corsa al trofeo.
Quante sono davvero le finali degli Europei decise ai rigori
Il conteggio ufficiale UEFA è chiaro: due. Prima del 1976 i calci di rigore non esistevano nemmeno come regola. La finale del 1968 tra Italia e Jugoslavia, terminata in parità, fu rigiocata per intero due giorni dopo — l’ultima volta nella storia in cui una finale è stata ripetuta anziché decisa ai rigori. Una semifinale della stessa edizione, Italia-URSS, fu decisa con il lancio di una monetina dopo lo 0-0 dei supplementari.
Il sistema dei calci di rigore come metodo di spareggio è stato introdotto dall’IFAB solo a metà degli anni Settanta, ed è entrato per la prima volta in una finale degli Europei proprio nel 1976 a Belgrado. Da allora, su altre quindici finali disputate, soltanto quella di Euro 2020 è arrivata di nuovo al dischetto: tutte le altre si sono chiuse nei tempi regolamentari o supplementari.
La finale del 1976: Cecoslovacchia-Germania Ovest
Il 20 giugno 1976, allo stadio Stella Rossa di Belgrado, Cecoslovacchia e Germania Ovest pareggiarono 2-2 dopo i tempi supplementari. La Germania Ovest arrivava da campione in carica, forte del titolo conquistato nel 1972; la Cecoslovacchia cercava invece il primo trofeo continentale della propria storia.
La serie dei rigori premiò la squadra cecoslovacca 5-3. I primi quattro tiratori della Cecoslovacchia segnarono tutti, mentre la Germania Ovest sbagliò un tentativo con Uli Hoeneß, che calciò alto sopra la traversa. A quel punto toccò ad Antonín Panenka presentarsi sul dischetto con la possibilità di chiudere la serie.
Il cucchiaio di Panenka
Panenka scelse un tiro morbido e centrale, mentre il portiere della Germania Ovest, Sepp Maier, si tuffava verso un angolo. Il pallone si insaccò lentamente nel mezzo della porta. Era un rigore rischiosissimo — se Maier fosse rimasto fermo al centro, lo avrebbe parato con comodità — ma funzionò, e da quel momento in poi ogni tiro calciato con la stessa tecnica ha preso il suo nome: “panenka”.
Quel gesto tecnico ha reso la finale del 1976 una delle più ricordate nella storia delle finali degli Europei, molto più della semplice cronaca del risultato. Ancora oggi, quando un giocatore prova lo stesso tipo di conclusione dagli undici metri — è successo per esempio ad Andrea Pirlo contro l’Inghilterra a Euro 2012 e a Zinédine Zidane in una finale mondiale — il gesto viene automaticamente associato al nome del centrocampista cecoslovacco.
Il riconoscimento a Slovacchia e Cechia
Un dettaglio che vale la pena di considerare rispetto a come questa storia viene raccontata di solito: nel settembre 2025 la UEFA ha riconosciuto ufficialmente anche la Slovacchia come vincitrice del titolo del 1976, accanto alla Cechia.
La scelta nasce dal fatto che, dopo la separazione della Cecoslovacchia in due Stati nel 1993, il titolo era stato attribuito solo alla Repubblica Ceca come erede sportiva; nella rosa che vinse a Belgrado, però, otto giocatori su undici titolari erano di origine slovacca. Il sito ufficiale della UEFA elenca oggi entrambe le federazioni tra le vincitrici di quell’edizione, pur restando “Cecoslovacchia” il nome storico associato alla partita.
La finale del 2021: Italia-Inghilterra a Wembley
Quarantacinque anni dopo Belgrado, Wembley — lo stesso stadio che ospiterà anche la finale di Euro 2028 — è stato il teatro della seconda delle finali degli Europei decise ai rigori.
L’11 luglio 2021 l’Inghilterra passò in vantaggio nel primo tempo, l’Italia pareggiò nella ripresa, e i tempi supplementari non produssero altre reti. Il risultato di 1-1 portò la finale ai calci di rigore per la seconda volta nella storia della competizione — la puoi rivivere partita per partita nella pagina dedicata agli Europei 2020.
La serie si aprì con un errore inglese e una serie di conclusioni alternate, fino a quando gli ultimi tiratori dell’Inghilterra — Jadon Sancho, Marcus Rashford e Bukayo Saka — non riuscirono a trasformare i propri tentativi. L’Italia vinse 3-2 e conquistò il secondo titolo europeo della propria storia, cinquantatré anni dopo quello del 1968.
La parata di Donnarumma
Gianluigi Donnarumma, allora ventiduenne, fu decisivo parando il rigore di Saka che chiuse la serie a favore dell’Italia. La sua prestazione gli valse il titolo di miglior giocatore del torneo, un riconoscimento raro per un portiere agli Europei.
Nelle finali degli Europei decise ai rigori il portiere può diventare la figura centrale della serata più della stessa fase a eliminazione diretta che l’ha preceduta: deve leggere le abitudini dei tiratori avversari in pochi secondi, gestire la pressione di uno stadio pieno e, a volte, di un pubblico in gran parte ostile. La parata di Donnarumma a Wembley resta uno degli episodi più citati quando si parla di grandi finali internazionali concluse ai calci di rigore.

Perché una finale ai rigori pesa
In una finale, l’errore dell’ultimo tiratore chiude immediatamente e per quattro anni la corsa al trofeo, e questo davvero a un soffio dalla vittoria del titolo. Se essere eliminati ai rigori nelle fasi finale non è certamente un bel ricorso, quando la sconfitta ai rigori arriva all’ultimo atto il sapore è per forza di cose ancora più amaro.
Questo cambia anche il modo in cui questi episodi restano nella memoria collettiva. Delle 25 partite della fase finale decise ai rigori fino a Euro 2024, la maggior parte è oggi ricordata soprattutto dai tifosi delle nazionali coinvolte. Le due finali del 1976 e del 2021 restano invece patrimonio comune di tutti gli appassionati di calcio europeo.
Le altre partite storiche decise ai rigori
Al di fuori delle finali, la storia degli Europei conta diversi episodi memorabili dal dischetto. La Cecoslovacchia, oltre al successo del 1976, vinse anche la finale per il terzo posto del 1980 contro l’Italia con un incredibile 9-8 ai rigori — tra le serie più lunghe mai giocate in un grande torneo — e la semifinale del 1996 contro la Francia per 6-5, prima di perdere ai rigori la finale contro la Germania.
Anche la Spagna ha una storia legata ai rigori: eliminò l’Italia ai quarti di finale di Euro 2008 con Iker Casillas protagonista tra i pali.
Più di recente, a Euro 2024, il Portogallo ha eliminato la Slovenia negli ottavi con un secco 3-0 ai rigori: il portiere Diogo Costa ha parato tutti e tre i tentativi avversari, un record per il minor numero di tiri in una serie della fase finale, appena sei in totale.
I record delle serie dal dischetto
Tra le curiosità legate a queste sfide, due dati raccontano gli estremi opposti. La semifinale del 2008 tra Turchia e Croazia e i due precedenti già citati mostrano quanto possano allungarsi queste sfide, con serie che in alcuni casi hanno toccato i 18 rigori complessivi tra le due squadre — il record condiviso nella storia della fase finale. All’opposto, il già citato Portogallo-Slovenia di Euro 2024 si è chiuso con appena sei tiri, il minimo mai registrato.
Cosa succede davvero durante una serie di rigori
Una serie dal dischetto non si decide soltanto sulla base della qualità tecnica dei tiratori. Il portiere deve scegliere in una frazione di secondo se restare fermo o tuffarsi, spesso basandosi su appunti raccolti nei giorni precedenti sulle abitudini degli avversari. Il tiratore, dal canto suo, deve gestire il rumore dello stadio, il peso simbolico del gesto e la consapevolezza che un solo errore può restare legato al proprio nome per anni.
Anche l’ordine dei tiratori ha un peso psicologico, anche se non esiste una formula che garantisca il successo: un calciatore abituato a segnare rigori in allenamento può sbagliare in una finale, mentre un giocatore meno esperto può risultare decisivo, come accaduto proprio a Panenka nel 1976. È proprio questa componente imprevedibile a rendere le finali degli Europei decise ai rigori così diverse da una normale partita vinta sul campo.
Quante probabilità ci sono che succeda di nuovo a Euro 2028
Il formato di Euro 2028 prevede 24 squadre e il ruolo dei calci di rigore resta la regola in vigore per ogni partita a eliminazione diretta terminata in parità dopo i tempi supplementari, finale compresa. Su base puramente statistica, in diciassette edizioni soltanto due finali sono arrivate ai rigori: un’incidenza attorno all’11%.
Non è possibile indicare oggi quali nazionali arriveranno all’ultimo atto del torneo, che tornerà di nuovo a Wembley. Ma la storia delle finali degli Europei decise ai rigori insegna che, quando succede, l’episodio entra immediatamente in un elenco cortissimo e resta lì per decenni.
Domande frequenti
Domande frequenti
Quante finali degli Europei sono state decise ai rigori?
Due: quella del 1976 tra Cecoslovacchia e Germania Ovest e quella del 2021 tra Italia e Inghilterra.
Chi ha vinto la prima finale degli Europei decisa ai rigori?
La Cecoslovacchia, 5-3 ai rigori dopo il 2-2 dei tempi supplementari, grazie al rigore decisivo di Antonín Panenka. Dal settembre 2025 la UEFA riconosce il titolo anche alla Slovacchia, insieme alla Cechia.
Chi ha parato il rigore decisivo nella finale del 2021?
Gianluigi Donnarumma, portiere dell’Italia, sul tiro di Bukayo Saka.
Quante partite degli Europei sono state decise ai rigori in totale?
25 fino a Euro 2024, considerando tutte le fasi della competizione, ma soltanto due erano finali.
Cosa significa “panenka” nel linguaggio calcistico?
È il nome dato al tiro morbido e centrale calciato mentre il portiere si tuffa da un lato, dal cognome di Antonín Panenka, che lo rese celebre nella finale del 1976.
In sintesi
Le finali degli Europei decise ai rigori restano un episodio raro: due su diciassette edizioni, separate da quarantacinque anni e da un cambio di regole, format e diverse generazioni di calciatori. La prima, nel 1976, è entrata nella storia grazie al cucchiaio di Antonín Panenka e oggi porta anche il riconoscimento ufficiale della Slovacchia accanto alla Cechia. La seconda, nel 2021 a Wembley, ha consegnato all’Italia il secondo titolo continentale grazie alla parata decisiva di Gianluigi Donnarumma.
Su un totale di 25 partite della fase finale decise dagli undici metri fino a Euro 2024, soltanto queste due hanno assegnato il trofeo.