Poche storie raccontano il legame tra sport e famiglia come quella dei fratelli nel calcio europeo. Alcuni fianco a fianco nella stessa squadra, altri costretti dal destino a incrociarsi da avversari, altri ancora divisi da una scelta di nazionale che ha messo genitori e fratelli sugli spalti opposti. Ripercorrere le storie dei fratelli nel calcio europeo significa raccontare un lato più intimo e meno celebrato del torneo continentale, fatto di legami che si intrecciano con scelte sportive e, a volte, con la storia stessa dei paesi di origine.

I gemelli De Boer: il record assoluto per una coppia di fratelli
Frank e Ronald de Boer restano la coppia di gemelli più presente nella storia del calcio europeo, e probabilmente l’esempio più citato quando si parla di fratelli nel calcio europeo.
Cresciuti insieme nel settore giovanile dell’Ajax, i due calciatori olandesi hanno totalizzato insieme 179 presenze con la nazionale dei Paesi Bassi — Frank 112, Ronald 67 — un record assoluto per una coppia di gemelli nel calcio europeo, superato a livello mondiale solo dai fratelli egiziani Hossam e Ibrahim Hassan, come documentato dall’archivio storico RSSSF dedicato alle statistiche internazionali dei De Boer.
I due hanno giocato insieme in tre grandi tornei internazionali: i Mondiali del 1994 e del 1998 e gli Europei del 2000, disputati in casa tra Paesi Bassi e Belgio. Proprio Euro 2000 resta il momento più alto della loro carriera: i gemelli guidarono l’Olanda fino alla semifinale, persa ai rigori contro l’Italia dopo che lo stesso Frank aveva fallito il proprio tiro dal dischetto sia nei tempi regolamentari sia nella serie finale.
Curiosamente, i due gemelli non hanno sempre giocato insieme in ogni edizione: Frank saltò Euro 1996 per infortunio, mentre Ronald non fu convocato per Euro 2004, l’ultima edizione disputata da Frank prima del ritiro.
Vale la pena sottolineare quanto fosse insolita, per l’epoca, la carriera parallela dei due fratelli: oltre alla nazionale, i De Boer hanno condiviso lo spogliatoio in ben cinque club diversi nel corso della carriera — Ajax, Barcellona, Rangers, Al-Rayyan e Al-Shamal — un percorso quasi identico che li rende probabilmente la coppia di fratelli più longeva mai vista insieme ai massimi livelli del calcio europeo.
I fratelli Xhaka: la prima sfida diretta nella storia del torneo
Se i De Boer rappresentano l’unione, Granit e Taulant Xhaka rappresentano invece il caso opposto tra i fratelli nel calcio europeo: due fratelli, nati entrambi a Basilea da genitori kosovaro-albanesi, che si sono ritrovati avversari nella stessa partita di un Europeo.
È successo l’11 giugno 2016 a Lens, nella partita d’esordio del Gruppo A tra Svizzera e Albania: Granit, 18 mesi più giovane, scelse di rappresentare la Svizzera, il paese in cui era nato; Taulant optò invece per l’Albania, il paese d’origine dei genitori.
Fu la prima volta nella storia degli Europei che due fratelli si affrontarono da avversari in una partita del torneo. La Svizzera vinse 1-0 grazie a un gol di testa di Fabian Schär al 5′, complice anche l’espulsione del capitano albanese Lorik Cana poco prima dell’intervallo.
Granit Xhaka fu premiato come migliore in campo, con 100 passaggi riusciti e tre occasioni da gol create, mentre Taulant fu sostituito all’ora di gioco. Dopo il match, Granit raccontò che fu “un momento molto speciale per la nostra famiglia”, aggiungendo con un sorriso di essere stato felice del risultato “forse un po’ più di lui”. La madre dei due fratelli assistette alla partita indossando una maglia ibrida, metà Svizzera e metà Albania — un dettaglio che racconta meglio di ogni statistica quella serata.
Va ricordato che quella non fu una decisione presa alla leggera da nessuno dei due fratelli. Prima del match, Granit aveva ammesso pubblicamente che affrontare il proprio fratello in un torneo internazionale fosse “una sensazione orribile”, mentre Taulant aveva scherzato sul fatto che i due avessero quasi stretto un patto per “scappare dal campo dopo due minuti”.
Il padre dei due, Ragip, era fuggito dal Kosovo negli anni ’90 per sfuggire alla guerra, trovando lavoro come giardiniere a Basilea — una storia di migrazione che rende il match tra i due fratelli ancora più carico di significato.
I fratelli Williams: la stessa origine, due nazionali diverse
Un’altra storia recente che intreccia famiglia e scelte di nazionalità, e che si aggiunge di diritto alla lista dei fratelli del calcio europeo più discussi degli ultimi anni, è quella di Iñaki e Nico Williams, entrambi cresciuti a Bilbao da genitori ghanesi emigrati in Spagna.
Nonostante siano nati a pochi chilometri di distanza e abbiano giocato insieme per anni nell’Athletic Club — diventando la prima coppia di fratelli a giocare insieme in prima squadra dal 1986, come raccontato nel profilo dei due fratelli firmato da FourFourTwo — i due hanno scelto strade internazionali diverse: Iñaki ha optato per la nazionale ghanese, mentre Nico ha scelto la Spagna.
Fu proprio Nico a scrivere una delle pagine più importanti della sua carriera a Euro 2024: autore del gol che aprì le marcature nella finale contro l’Inghilterra, fu premiato come migliore in campo in quella partita che consegnò alla Spagna il suo quarto titolo continentale.
La scelta di Nico non fu scontata fin dall’inizio. Fu l’allora commissario tecnico spagnolo Luis Enrique a convocarlo per le partite di Nations League del settembre 2022, quando il giocatore aveva appena 20 anni, proprio per evitare il rischio di perdere anche il secondo fratello Williams a favore del Ghana dopo che Iñaki aveva già completato il proprio passaggio definitivo alla nazionale africana. Una decisione che, alla luce del trionfo di Euro 2024, si è rivelata quantomai lungimirante per il calcio spagnolo.
I fratelli Laudrup
Non tutte le storie di fratelli agli Europei riguardano presenze condivise o sfide dirette: a volte è l’assenza di uno dei due a caratterizzare la storia. Michael e Brian Laudrup, entrambi tra i più talentuosi centrocampisti/attaccanti danesi della loro generazione, totalizzarono insieme 186 presenze e 58 gol per la Danimarca nel corso degli anni Ottanta e Novanta.
Ma fu solo Michael a essere presente a Euro 1992, l’edizione che la Danimarca vinse in modo del tutto inatteso dopo essere stata ripescata all’ultimo momento al posto della Jugoslavia, esclusa per le sanzioni internazionali legate al conflitto balcanico.
Brian scelse infatti di non prendere parte a quel torneo, in polemica con il selezionatore Richard Møller Nielsen. La Danimarca vinse comunque il titolo, il più grande trionfo a sorpresa nella storia degli Europei insieme a quello della Grecia dodici anni più tardi, ma lo fece senza uno dei due fratelli più forti che il calcio danese avesse mai prodotto — un dettaglio che ancora oggi alimenta discussioni tra gli appassionati su cosa sarebbe potuto essere con entrambi in campo.
I fratelli Baresi: insieme nell’Italia di Euro 1980
Un caso significativo è quello di Giuseppe e Franco Baresi, entrambi convocati nella nazionale italiana per Euro 1980, il torneo disputato in casa dall’Italia. Franco, difensore che sarebbe poi diventato una leggenda assoluta del Milan e della nazionale, vinse nel corso della sua carriera sei scudetti, tre Coppe dei Campioni e un Mondiale.
Giuseppe, anch’egli protagonista nel calcio milanese, ma sponda Inter, vinse a sua volta due scudetti e una Coppa UEFA. La loro presenza congiunta nella rosa di Euro 1980 resta uno dei primi esempi di fratelli convocati insieme in un grande torneo internazionale.
Perché queste storie continuano ad affascinare
Ciò che accomuna tutti questi fratelli nel calcio europeo, al di là dei risultati sportivi, è la capacità di rendere ancora più umano un torneo fatto principalmente di numeri, record e statistiche.
Che si tratti di due gemelli capaci di totalizzare quasi 180 presenze insieme, di due fratelli costretti ad affrontarsi da avversari per una scelta di nazionalità, di due fratelli separati da un passaporto diverso pur essendo cresciuti nello stesso quartiere, o di un fratello assente proprio nell’edizione vinta dalla propria nazionale, ogni storia aggiunge una sfumatura diversa a ciò che gli Europei rappresentano per chi li vive da dentro, non solo da spettatore.