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Stadi degli Europei 2032 in Italia: le 13 città candidate

Quattordici stadi in tredici città per cinque posti. È questa la partita che l’Italia sta giocando per gli Europei 2032, organizzati insieme alla Turchia. Il 30 settembre 2026 la FIGC ha inviato alla UEFA i dossier delle sedi giudicate idonee: Bari, Bologna, Cagliari, Firenze, Genova, Lecce, Milano, Napoli, Palermo, Roma, Salerno, Torino e Verona, con Roma presente due volte, con l’Olimpico e con il nuovo stadio di Pietralata.

Oggi una sola di queste strutture rispetta già tutti i criteri della UEFA. Le altre sono cantieri aperti, progetti approvati da poco o, in qualche caso, terreni su cui lo stadio non esiste ancora.

Gli Europei tornano in Italia

Per l’Italia sarà la terza volta da Paese ospitante. Nel 1968 la fase finale andò in scena a Roma, Napoli e Firenze e gli azzurri vinsero il loro primo titolo continentale dopo la finale ripetuta contro la Jugoslavia. Nel 1980 le sedi furono quattro, Roma, Napoli, Milano e Torino, con la prima edizione a otto squadre vinta dalla Germania Ovest.

C’è poi un precedente più recente e parziale: nell’edizione itinerante del 2020, giocata nel 2021, l’Olimpico ospitò la partita inaugurale e le gare del girone dell’Italia, l’inizio della corsa che portò gli azzurri al titolo di Wembley.

Il 2032 avrà una geografia diversa: dieci stadi in tutto, cinque in Italia e cinque in Turchia, come stabilito dalla UEFA quando assegnò il torneo ai due Paesi nell’ottobre 2023.

Come verranno scelte le cinque sedi

Adesso tocca a Nyon. Gli uffici UEFA esamineranno ogni dossier su 11 aree tematiche e 120 requisiti operativi: dalla struttura dell’impianto ai trasporti, dalla sicurezza ai servizi per tifosi, media e televisioni, fino all’ospitalità e alla sostenibilità. Solo dopo questo esame arriverà la scelta delle cinque sedi italiane, senza una data ancora fissata.

Il calendario dei lavori, invece, è già scritto. Per gli stadi nuovi i cantieri dovranno partire entro la primavera del 2027, e ogni impianto dovrà essere pronto entro giugno 2031, un anno prima del torneo.

Restare nella lista dei candidati conta anche per chi non entrerà nella cinquina. Lo status di città candidata apre l’accesso ai contributi pubblici destinati agli stadi, ed è uno dei motivi per cui la FIGC ha preferito presentare quattordici impianti invece di indicare subito i cinque definitivi.

Sotto i 30.000 posti non c’è spazio: per questo stadi moderni e di proprietà dei club, come quelli di Bergamo e di Udine, sono rimasti fuori dal discorso.

Torino, l’unico stadio già pronto

L’Allianz Stadium della Juventus è il solo impianto italiano che oggi soddisfa tutti i requisiti UEFA. Inaugurato nel 2011, di proprietà del club, con circa 41.000 posti, non ha bisogno di lavori strutturali.

È il nome più sicuro della lista, anche se la capienza lo esclude dalla corsa alle partite più importanti, a partire dalla finale.

Roma, un Olimpico da rifare e uno stadio da costruire

La capitale porta due candidature. La prima è l’Olimpico, proprietà di Sport e Salute, che ha presentato il 6 ottobre un progetto di riqualificazione da circa 150 milioni di euro: capienza oltre i 70.000 posti, nuove aree hospitality, maxischermi e impianti a energia rinnovabile. I lavori dovrebbero partire nell’estate del 2027 e chiudersi nel 2030. L’obiettivo dichiarato è la finale, che Roma dovrà contendere a Istanbul.

La seconda è il nuovo stadio della Roma a Pietralata. Il 28 settembre è arrivata l’autorizzazione definitiva dopo anni di rinvii: 60.605 posti, cantiere da aprire entro marzo 2027 e apertura prevista nel 2031. Il costo complessivo dell’operazione è decisamente importante.

Milano aspetta il suo nuovo stadio

Il Meazza attuale non è candidabile: secondo la verifica comunicata dalla FIGC al Comune, non soddisfa più della metà dei requisiti richiesti. La candidatura di Milano passa quindi dal nuovo impianto di Inter e Milan, che hanno acquistato San Siro e le aree vicine per 197 milioni di euro.

Il progetto porta la firma degli studi Foster + Partners e Manica, già insieme per il nuovo Wembley. Lo stadio avrà circa 71.500 posti e sorgerà accanto al Meazza, nell’area dei parcheggi. Le prime immagini sono attese entro novembre, il cantiere dovrebbe partire nella seconda metà del 2027 e il traguardo è il 2031. I tempi sono stretti, ma degli Europei in Italia senza Milano restano difficili da immaginare.

Napoli e Firenze, i lavori dentro lo stadio

Napoli punta sul Maradona. Il progetto del Comune vale 200 milioni di euro, 150 della Regione Campania e 50 del Comune, stanziati a fine settembre per chiudere la copertura economica. Il piano prevede la riapertura del terzo anello, chiuso da anni, l’eliminazione della pista di atletica con le tribune più vicine al campo e una capienza oltre i 60.000 posti. L’idea di un nuovo stadio del Napoli, invece, non aveva superato l’esame della FIGC.

Firenze è la candidatura più avanzata dopo Torino sul piano dei lavori. Il cantiere del Franchi è aperto dal 2024 e il primo lotto di lavori dovrebbe chiudersi nei primi mesi del 2027. Per il secondo lotto mancano circa 55 milioni: la Fiorentina ha presentato a luglio una proposta di project financing e la trattativa con il Comune è ancora aperta.

Il Sud tra Palermo, Lecce, Bari e Salerno

Fuori da Napoli, la corsa per il Sud è la più aperta. Palermo è salita in fretta nelle gerarchie con il progetto di riqualificazione del Barbera firmato da Populous con Turner & Townsend e sostenuto dal City Football Group, proprietario del club. A fine luglio il Consiglio comunale ha approvato la convenzione tra amministrazione e club, passaggio indispensabile per restare in gara.

Lecce parte dai lavori già in corso al Via del Mare, che avrà la copertura e l’illuminazione integrata al posto delle vecchie torri faro. Il ministro dello Sport Andrea Abodi ha indicato che almeno uno stadio del Sud sarà tra i cinque, con un secondo pronto come riserva.

Più incerte Bari e Salerno. Il San Nicola, costruito per i Mondiali del 1990, richiede interventi molto costosi; il progetto per l’Arechi ha incontrato diversi ostacoli amministrativi ed è in attesa di fondi.

Cagliari, Bologna e Verona, gli stadi da costruire

Tre città hanno legato la candidatura a un impianto nuovo. A Cagliari il futuro stadio, che sostituirà il Sant’Elia e sarà intitolato a Gigi Riva, avrà 30.000 posti, un investimento intorno ai 218 milioni e circa 40 mesi di lavori. Il Consiglio comunale ha approvato la qualifica di pubblico interesse e il diritto di superficie per il club, dopo dieci anni di attesa.

Bologna ha accantonato il restyling del Dall’Ara, diventato troppo costoso, e lavora con BolognaFiere a un nuovo stadio nell’area nord della Fiera, tra la ferrovia e l’autostrada, con un investimento stimato intorno ai 300 milioni.

Verona è più indietro: il percorso per il nuovo Bentegodi è appena all’inizio.

Genova e il Ferraris

Il Ferraris resterà di proprietà del Comune, ma i lavori li finanzieranno Genoa e Sampdoria attraverso la società comune Genova Stadium. Il cantiere dovrebbe aprire nel 2027 e andare avanti senza chiudere l’impianto, con le due squadre a capienza ridotta. La fine dei lavori è prevista per dicembre 2029.

Chi è rimasto fuori

Due progetti non hanno superato il filtro della FIGC prima dell’invio a Nyon: il Flaminio, proposto dalla Lazio, e il nuovo stadio immaginato dal Napoli. Per entrambi l’esito è stato giudicato troppo incerto rispetto ai tempi della UEFA.

La Turchia parte avanti

Il confronto con il Paese che ospiterà l’altra metà del torneo è impietoso. La Turchia ha proposto dieci impianti, quasi tutti già costruiti e moderni, a cominciare dall’Olimpico Atatürk di Istanbul, sede della finale di Champions League del 2023. La federazione turca deve solo scegliere, mentre l’Italia deve dimostrare che – oltre allo Stadio della Juventus – almeno quattro progetti saranno completati in tempo.

La differenza è evidente anche guardando al torneo precedente: in vista degli Europei del 2028 nel Regno Unito e in Irlanda i nove stadi sono già tutti in funzione.

Le prossime tappe

I prossimi mesi diranno molto. A Milano arriveranno le prime immagini del nuovo stadio, a Firenze dovrà arrivare l’accordo sul secondo lotto, a Napoli dovrà partire il cantiere del Maradona, ed entro la primavera del 2027 tutti i nuovi impianti dovranno avere i lavori avviati. Chi mancherà quella scadenza perderà la corsa agli Europei.

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