Dal 6 ottobre la Federcalcio non ha più un presidente ma un commissario, e il commissario è lo stesso Giovanni Malagò che la presiedeva dal 22 giugno. Il 14 dicembre un’assemblea elettiva sceglierà il successore, e la corsa ha già due nomi: quello di Malagò e quello di Adriano Galliani, candidato da calciatori e allenatori.
Da Gravina a Malagò
Tutto comincia il 2 aprile 2026. Dopo la terza mancata qualificazione consecutiva ai Mondiali, Gabriele Gravina, presidente dal 2018, si dimette e convoca le elezioni per il 22 giugno. Con lui lascia anche Gianluigi Buffon, capo delegazione della Nazionale. Già a marzo la politica aveva spinto per un commissariamento, senza riuscirci. A Roma Malagò, presidente del CONI dal 2013 al 2025, vince con il 68,58% dei voti contro Giancarlo Abete, presidente della Lega Nazionale Dilettanti ed ex presidente della FIGC dal 2007 al 2014. Alla vigilia l’Anac, interpellata dal ministro Abodi, aveva giudicato Malagò eleggibile.
Il nuovo presidente deve subito sistemare la panchina azzurra. Dopo il passo indietro su Pirlo e le dimissioni di Maldini e Leonardo, il 28 luglio arriva l’annuncio di Roberto Mancini come ct, con Claudio Ranieri direttore tecnico e presidente del Club Italia.
Il caso della tessera
L’articolo 29 dello Statuto FIGC chiede a chi si candida alle cariche federali di essere in regola con il tesseramento alla data di presentazione della candidatura, e Malagò non era tesserato. Il fascicolo arriva alla Procura generale dello Sport, che rifiuta l’archiviazione, e passa al CONI di Luciano Buonfiglio, successore di Malagò.
Le tensioni salgono nelle settimane prima del voto del CONI. Diana Bianchedi, capa delegazione della Nazionale e vicepresidente vicaria del CONI, lascia l’incarico azzurro dopo le critiche del ministro Abodi e un mese di polemiche sulla sua doppia posizione.
Chi difende Malagò sostiene che il tesseramento mancante non sia una violazione tale da giustificare un commissario e ricorda che anche Gravina e Abete avevano presieduto la Federazione senza tessera.
Il compromesso del 6 ottobre
Alla vigilia del voto Buonfiglio e Malagò raccolgono i pareri di giuristi, quattro il primo e cinque il secondo, e le conclusioni sono opposte. Il 6 ottobre la Giunta del CONI vota all’unanimità il commissariamento della FIGC e il Consiglio nazionale conferma. Il commissario, però, è Malagò: la FIGC ha così, di fatto, l’undicesimo commissario della sua storia.
Per anni Malagò e Buonfiglio erano stati presentati come molto vicini, con Buonfiglio vicepresidente del CONI e poi suo successore. L’accordo matura nelle ultime ore prima del voto: né lui né Buonfiglio erano sicuri di avere i numeri in Giunta, e la soluzione permette a Buonfiglio di rivendicare il rispetto delle regole e a Malagò di restare al comando della Federazione, con più poteri di quando era presidente.
Lo stesso Malagò ammette che parlare di «incomprensioni» con Buonfiglio è «affettuosamente eufemistico».
Il compito del commissario è portare la FIGC al voto. L’assemblea elettiva è fissata per lunedì 14 dicembre, alle 11, all’hotel Hilton Airport di Fiumicino.
Malagò contro Galliani
Dopo giorni in cui Malagò sembrava avviato a correre da solo, il 29 ottobre l’Associazione Italiana Calciatori e l’Associazione Italiana Allenatori Calcio annunciano di aver raccolto le firme per candidare Adriano Galliani, il dirigente che ha fatto la storia del Milan.
Calciatori e allenatori erano con Malagò a giugno: la coalizione che lo aveva eletto oggi è spaccata, e Galliani può essere eletto anche senza il sostegno della maggioranza della Serie A.
Malagò ha lasciato intendere di volersi ricandidare e ha raccolto le firme di undici club, con l’ultima adesione del Parma.
Come pesano i voti
I delegati sono 274, ma il voto è ponderato per componente: Lega Dilettanti 34%, calciatori 20%, Serie A 18%, Lega Pro 12%, allenatori 10%, Serie B 6%. A giugno Malagò aveva con sé Serie A, Serie B, Aic e Aiac, che insieme pesano il 54%, e ha chiuso al 68,58%. Oggi Aic e Aiac, che da sole valgono il 30%, stanno con Galliani. Le firme dei club per Malagò non vincolano il voto dei delegati, e restano aperte le scelte delle altre componenti, a cominciare dalla Lega Dilettanti, che con il 34% è la più pesante.