L’11 luglio 2021 l’Italia ha battuto l’Inghilterra ai rigori e ha vinto gli Europei 2020. Quella sera a Wembley sono scesi in campo diciassette azzurri: gli undici titolari e i sei entrati dalla panchina. Cinque anni dopo Roberto Mancini è di nuovo il commissario tecnico, ma nelle sue liste di Nations League di quei diciassette ne sono rimasti quattro. Allargando ai ventisei convocati di quegli Europei, non superiamo quota sei.
Gli altri hanno smesso, sono fermi per infortunio o giocano lontano dal giro azzurro, tra la Serie B, il Brasile e il Qatar.
La formazione della finale
Mancini partì con Donnarumma in porta, Di Lorenzo, Bonucci, Chiellini ed Emerson in difesa, Barella, Jorginho e Verratti a centrocampo, Chiesa, Immobile e Insigne in attacco. L’Inghilterra passò in vantaggio dopo due minuti con Shaw, Bonucci pareggiò nella ripresa.
Durante la partita entrarono Cristante per Barella, Berardi per Immobile, Bernardeschi per Chiesa, Belotti per Insigne, Locatelli per Verratti e, a due minuti dalla fine dei supplementari, Florenzi per Emerson. Nella serie dei rigori segnarono Berardi, Bonucci e Bernardeschi, sbagliarono Belotti e Jorginho, e Donnarumma parò i tiri di Sancho e Saka: una delle finali decise dal dischetto più famose della storia del torneo.
Chi è rimasto in Nazionale
Donnarumma oggi gioca nel Manchester City ed è l’unico azzurro partito sempre titolare nelle prime quattro partite di Nations League di Mancini. Accanto a lui ci sono Di Lorenzo, sempre al Napoli, e Barella, sempre all’Inter: tutti e due nella lista dei convocati di settembre.
Il quarto è Cristante, che a Wembley entrò al posto di Barella. Mancini lo aveva chiamato a settembre, ma prima della partita con il Belgio il centrocampista della Roma dovuto uscire dal gruppo ed è stato sostituito da Ricci.
Ai quattro della finale si aggiungono due campioni d’Europa che a Wembley non entrarono in campo: Bastoni, sempre all’Inter e Raspadori, oggi all’Atalanta, presente nella lista di settembre. In tutto, dei ventisei azzurri di quegli Europei, Mancini ne ha chiamati sei.
Chiesa e Locatelli, fermi per infortunio
Due azzurri di Wembley sarebbero ancora nell’età giusta per la Nazionale, ma da mesi giocano poco o niente.
Manuel Locatelli, capitano della Juventus, a settembre ha dovuto operarsi al menisco e non è entrato nelle liste di Mancini. Dopo l’intervento, se tutto va bene, potrebbe tornare in Azzurro.
Meno certo il rientro di Federico Chiesa, ora al Liverpool, con un contratto fino al 2028. In estate un problema alla schiena lo ha tenuto fuori a lungo, e in Premier League ha giocato solo gli ultimi minuti della partita con il Manchester City dell’11 ottobre. In Nazionale non gioca da giugno 2024: Gattuso lo aveva richiamato per i playoff mondiali di marzo, ma un infortunio lo ha fermato ancora.
Chi ha smesso di giocare
Quattro dei diciassette hanno chiuso con il calcio giocato. Giorgio Chiellini, il capitano che alzò la coppa, è un dirigente della Juventus: nella nuova struttura del club, presentata a luglio, rappresenta la società nei rapporti con le istituzioni e con la UEFA.
Leonardo Bonucci, autore del gol del pareggio, è tornato in azzurro ma in una nuova veste: dopo una stagione con Gattuso è entrato nello staff tecnico di Mancini come collaboratore tecnico.
Alessandro Florenzi, entrato negli ultimi minuti dei supplementari, ha annunciato il ritiro nell’agosto del 2025. L’ultimo in ordine di tempo è Ciro Immobile: il 14 agosto ha lasciato il calcio a 36 anni, dopo le ultime stagioni con Besiktas, Bologna e Paris FC.
All’estero, tra Qatar, Brasile e Francia
Il centrocampo di Wembley si è sparso per il mondo. Marco Verratti ha lasciato il Paris Saint-Germain nel 2023 per il Qatar: prima l’Al-Arabi, dal 2025 l’Al-Duhail, dove gioca ancora da titolare.
Jorginho è passato dall’Arsenal al Flamengo nell’estate del 2025. In Brasile è titolare fisso e ha un contratto fino al 2028.
Emerson Palmieri, dopo tre stagioni al West Ham, dal settembre 2025 gioca nel Marsiglia, dove in questo inizio di stagione è quasi sempre titolare. In Nazionale non torna dal 2023.
Sono storie diverse da quelle degli azzurri che oggi giocano in Premier League o in Germania e che Mancini chiama spesso: chi gioca fuori dall’Italia tra i convocati lo fa in campionati di primo piano, mentre due dei tre campioni del 2021 emigrati sono finiti lontano dal calcio europeo.
Insigne e Belotti in Serie B
Lorenzo Insigne è tornato dal Canada nel 2025, dopo la fine anticipata del contratto con il Toronto. A gennaio ha firmato con il Pescara, dove nel 2012 aveva vinto la Serie B insieme a Verratti e Immobile, e a luglio è passato alla Sampdoria, in Serie B.
Andrea Belotti ha cambiato squadra quasi ogni stagione: Roma, Fiorentina, Como, Benfica e Cagliari. Dopo la rottura del legamento crociato il Cagliari non gli ha rinnovato il contratto e a settembre è ripartito dalla Serie B, con il Modena, dove è tornato a segnare.
Berardi e Bernardeschi, ancora in Serie A
Domenico Berardi, che aprì la serie dei rigori, gioca ancora nel Sassuolo, la squadra di tutta la sua carriera. In questo campionato ha già segnato contro il Torino e il Frosinone. Federico Bernardeschi è tornato in Italia dopo gli anni in MLS e oggi gioca nel Bologna, con la maglia numero 10.
Tutti e due sono rimasti fuori dal giro della Nazionale, nonostante abbiano ancora un posto in squadre di Serie A.
Il gruppo di Wembley in quattro numeri
Dei diciassette azzurri della finale, quattro sono nelle liste di Mancini (sei, contando Bastoni e Raspadori), quattro hanno smesso di giocare, due sono fermi per infortunio e sette giocano lontano dalla Nazionale: tre all’estero, due in Serie B e due in Serie A.
La squadra che aveva vinto a Wembley si è sciolta in poco tempo: dopo il Mondiale mancato del 2022 sono arrivati l’eliminazione con la Svizzera agli Europei 2024 e i playoff persi in Bosnia per il Mondiale del 2026. Mancini oggi riparte da Donnarumma, Di Lorenzo e Barella, con una squadra quasi tutta nuova da costruire lungo il percorso dell’Italia verso i prossimi Europei.