Diana Bianchedi non è più la capo delegazione della Nazionale italiana di calcio. L’ex campionessa di scherma, due volte oro olimpico nel fioretto a squadre, ha rassegnato le dimissioni nella serata di mercoledì 30 settembre con una lettera diffusa dalla FIGC, a poche settimane dalla nomina.
È l’ennesimo addio in un 2026 che per la Federcalcio è stato un anno di continui cambi al vertice: nel giro di sei mesi hanno lasciato un presidente federale, due capi delegazione, un direttore tecnico e un advisor.
Cosa scrive Bianchedi nella lettera
Nella lettera Bianchedi collega la sua decisione alle dichiarazioni rilasciate nel pomeriggio dal ministro per lo Sport e i Giovani e alle polemiche che ne sono seguite. Spiega di fare un passo indietro per rispetto verso il Coni, la sua Giunta, la FIGC e le istituzioni sportive, e rivendica di aver sempre agito con correttezza, nel rispetto delle norme e delle persone.
Una parte importante del testo è dedicata alla squadra. Bianchedi scrive di lasciare anche per quello che rappresenta la maglia azzurra, con l’obiettivo di tenere il gruppo lontano da polemiche inutili. Descrive una Nazionale compatta e motivata, ringrazia il commissario tecnico, i giocatori e lo staff per l’accoglienza ricevuta e chiude con un invito a tifare per gli azzurri.
Un anno di dimissioni in FIGC
Per capire il peso di questa notizia bisogna tornare ad aprile. Dopo la sconfitta con la Bosnia nella finale dei playoff, costata all’Italia la terza mancata qualificazione consecutiva ai Mondiali, il 2 aprile Gabriele Gravina si è dimesso da presidente della FIGC, carica che ricopriva dal 2018.
Nello stesso pomeriggio ha lasciato anche Gianluigi Buffon, capo delegazione della Nazionale dal 2023. Con Bianchedi, quindi, sono due i capi delegazione che si dimettono nel giro di sei mesi.
La Federazione è poi andata al voto il 22 giugno, con l’elezione di Giovanni Malagò alla presidenza. Il nuovo corso è partito con un organigramma rinnovato, ma l’estate è stata tutt’altro che tranquilla. Paolo Maldini e Leonardo, scelti come direttore tecnico e advisor del Club Italia, hanno lasciato dopo appena sedici giorni, il 27 luglio, e poco dopo che la Federazione aveva rinunciato ad Andrea Pirlo come commissario tecnico. Erano state giornate di caos in Federazione, che sembravano essersi chiuse con il ritorno di Mancini come CT.
Bianchedi era arrivata poco dopo, il 9 agosto, scelta da Malagò per il ruolo che era stato di Buffon.
Il ruolo del capo delegazione
Il capo delegazione non ha compiti tecnici e non interviene sulle scelte del CT. È la figura che rappresenta la Federazione accanto alla squadra: accompagna il gruppo in ritiro e in trasferta, cura i rapporti istituzionali e fa da raccordo tra i giocatori e i vertici federali.
In Nazionale è un incarico con una storia importante. Prima di Buffon lo aveva ricoperto Gianluca Vialli, al fianco di Mancini negli anni della vittoria agli Europei 2021, e prima ancora Gigi Riva, per decenni volto della Nazionale.
La nomina di Bianchedi aveva fatto discutere fin dall’inizio, per due motivi: la provenienza da un altro sport e il doppio ruolo, visto che l’ex schermitrice è anche vicepresidente vicaria del Coni. Il tema della possibile incompatibilità tra i due incarichi è rimasto aperto per tutte queste settimane.
Il contesto: le tensioni nella Giunta Coni
Il doppio ruolo è tornato al centro dell’attenzione negli ultimi giorni. Secondo la ricostruzione dell’ANSA, nella Giunta del Coni del 29 settembre i vicepresidenti Marco Di Paola e Diana Bianchedi avrebbero espresso parere contrario al commissariamento della Federazione pesistica proposto dal presidente Luciano Buonfiglio, per poi votare comunque a favore.
Il giorno dopo il ministro Andrea Abodi, come riportato tra gli altri da Il Fatto Quotidiano, ha commentato quelle tensioni parlando del rapporto di fiducia che dovrebbe legare presidente e vicepresidenti. Sono le dichiarazioni a cui Bianchedi fa riferimento nella lettera.
Sullo sfondo c’è una partita più ampia, quella sulla posizione di Malagò, su cui la Giunta del Coni è attesa a pronunciarsi nei prossimi giorni. Come fa notare Alanews, finché era capo delegazione della FIGC Bianchedi avrebbe dovuto astenersi da quel voto per il possibile conflitto di interessi.
Cosa cambia per l’Italia di Mancini
Sul campo, nulla nell’immediato: la squadra resta nelle mani di Mancini e del suo staff. Le dimissioni arrivano però nel pieno della Nations League, dopo la sconfitta per 0-2 contro il Belgio all’Olimpico e la vittoria per 4-1 in Turchia, con la Francia come prossimo avversario, una sfida che porta con sé una rivalità lunga oltre un secolo e che pesa anche per la classifica del girone di Lega A.
Per ora la FIGC non ha indicato nomi su chi prenderà il posto di Bianchedi. Resta il dato di fondo: in un anno in cui la Nazionale prova a ripartire dopo un’altra estate senza Mondiali, la Federazione stenta a trovare quel quadro di stabilità di cui tutto il movimento ha bisogno.
