Aggiornamento 30 settembre 2026 — Diana Bianchedi si è dimessa da capo delegazione della Nazionale, a meno di due mesi dalla nomina raccontata in questo articolo. Tutti i dettagli, dalla lettera diffusa dalla FIGC al contesto delle altre dimissioni in Federazione nel 2026, nell’articolo sulle dimissioni di Diana Bianchedi.
Nell’elenco dei convocati diffuso dalla FIGC il 18 settembre c’è un nome che non appartiene a nessun reparto. Accanto ai trentaquattro giocatori chiamati da Roberto Mancini compare quello di Diana Bianchedi, al debutto in un ruolo che la stampa cita spesso e non spiega quasi mai.
Il capo delegazione Diana Bianchedi è la prima donna a ricoprire questo incarico nella storia della Nazionale maschile, e arriva da un mondo che con il pallone non ha avuto molto a che fare.

Che cosa fa esattamente un capo delegazione
Partiamo da qui, perché è la domanda che quasi nessuno si pone. Il capo delegazione non allena, non sceglie i convocati, non decide la formazione: quello resta terreno esclusivo del commissario tecnico.
È invece la figura che rappresenta il presidente federale e la Federazione nelle occasioni ufficiali, quando il presidente stesso non è presente.
Secondo la descrizione che la FIGC ha dato del ruolo al momento della nomina di Gianluigi Buffon, i compiti sono sostanzialmente quattro.
Il primo è trasferire allo staff e ai calciatori le norme di comportamento e far rispettare i principi contenuti nello Statuto federale: in pratica, è il garante della condotta del gruppo azzurro.
Il secondo è promuovere l’identità e la storia della maglia azzurra, funzione che spiega perché la carica sia stata storicamente affidata a ex campioni.
Il terzo è supportare il commissario tecnico nella gestione del gruppo fuori dal campo, diventando punto di riferimento soprattutto per i giocatori più giovani.
Il quarto è curare i rapporti con media, partner commerciali e autorità sportive durante i raduni e le trasferte.
C’è poi una componente logistica e organizzativa meno raccontata ma concreta: il capo delegazione segue la macchina che si muove attorno alla squadra, dai trasferimenti agli alloggi ai rapporti con gli organizzatori delle partite in trasferta.
Quando l’Italia gioca fuori casa — e in questo avvio di Nations League capiterà tre volte in undici giorni, tra Bursa, Saint-Denis e Bruxelles — è la figura che tiene insieme tutti i pezzi.
Da Gigi Riva a Buffon: chi c’era prima
Per capire il peso della nomina bisogna guardare chi l’ha preceduta. Il ruolo è stato ricoperto per anni da Gigi Riva, il miglior marcatore della storia della Nazionale, figura che aveva accompagnato gli azzurri per oltre due decenni fino alla fine del suo mandato. Dopo di lui è arrivato Gianluca Vialli: la sua presenza nello spogliatoio durante gli Europei vinti nel 2021 è rimasta nell’immaginario collettivo più di molte scelte tattiche di quel torneo.
A raccoglierne l’eredità è stato Gianluigi Buffon, nominato nell’agosto 2023 a tre giorni dal ritiro dal calcio giocato, primatista di presenze in azzurro con 176 partite. Buffon ha guidato la delegazione attraverso Euro 2024 e la fallita rincorsa al Mondiale, prima di lasciare la carica nel 2026.
Chi è Diana Bianchedi: la campionessa sulle pedane
Nata a Milano il 4 novembre 1969, Bianchedi ha costruito la prima parte della sua vita nella scherma, specialità fioretto. Ha iniziato a sei anni e ha vinto il primo titolo a dodici, un’accelerazione precoce che l’ha portata giovanissima nel giro della nazionale. Nel 1989 è campionessa italiana assoluta nel fioretto individuale.
Il suo palmarès olimpico si regge su due ori nella prova a squadre, distanti otto anni l’uno dall’altro. Il primo arriva a Barcellona 1992, in una squadra che comprendeva Giovanna Trillini, Francesca Bortolozzi, Margherita Zalaffi e Dorina Vaccaroni: fu la prima medaglia d’oro conquistata da una squadra femminile italiana ai Giochi. Il secondo a Sydney 2000, questa volta con Trillini e Valentina Vezzali, in una finale contro la Polonia che valse anche la centesima medaglia olimpica della scherma italiana.
In mezzo, un capitolo doloroso: ad Atlanta 1996 si ferma al nono posto nell’individuale e deve ritirarsi per un grave infortunio al tendine.
Completano il quadro dieci medaglie mondiali, quattro europee — con due ori a squadre nel 1999 e nel 2001 — e la Coppa del Mondo assoluta di fioretto conquistata nel 1993.
Si ritira nel 2001 e nel 2017 entra nella Hall of Fame della Federazione internazionale di scherma.
Il medico che nessuno cita
C’è una parte del profilo di Bianchedi che la cronaca sportiva tende a saltare. Mentre gareggiava, si è laureata in medicina e chirurgia nel 1995, e nel 2001 si è specializzata in medicina dello sport a pieni voti con lode. Si è occupata professionalmente di riabilitazione sportiva, ha firmato pubblicazioni scientifiche internazionali e ha avuto incarichi di docenza universitaria.
Non è un dettaglio decorativo. In un ruolo che tocca la gestione quotidiana di un gruppo di atleti — infortuni, carichi di lavoro, recuperi, rapporti con lo staff medico — una formazione clinica è una competenza spendibile. Vale la pena ricordarlo proprio dove il calendario concentra quattro partite in undici giorni e la gestione delle energie sarà il primo problema pratico della Nazionale di Mancini.
Vent’anni di dirigenza prima del calcio
Il salto dalla pedana alla scrivania avviene subito. Il 18 aprile 2001 Bianchedi viene eletta vicepresidente del CONI: è la prima donna a ricoprire l’incarico e la più giovane di sempre. Da lì parte un percorso istituzionale lungo un quarto di secolo, fatto di presidenza della commissione atleti, membro del consiglio nazionale, commissione benemerenze, e un impegno continuativo sul contrasto al doping per conto del Comitato Olimpico e del Ministero della Salute — con incarichi anche in FIGC e in seguito nell’UEFA.
Un capitolo consistente riguarda i grandi eventi: ha coordinato il progetto che ha lavorato alla candidatura di Roma per i Giochi del 2024 e ha partecipato al percorso di Milano-Cortina verso le Olimpiadi invernali del 2026, dove dal 2020 ha ricoperto il ruolo di Chief Strategy, Planning & Legacy Officer della Fondazione.
La scelta di Malagò e la “rivoluzione culturale”
La nomina porta la firma di Giovanni Malagò, presidente della FIGC dal giugno 2026. È stato lui a definire la scelta una “rivoluzione culturale”, spiegando alla Gazzetta dello Sport che il calcio non deve più essere percepito come una realtà separata dal resto dello sport italiano.
Il quadro dirigenziale costruito attorno al ritorno di Mancini sulla panchina azzurra: Claudio Ranieri direttore tecnico, Gianfranco Zola coordinatore delle nazionali giovanili, Bianchedi capo delegazione. Nomine che compongono un organigramma completamente nuovo dopo la mancata qualificazione al Mondiale, con l’obiettivo immediato Nations League, a partire dall’imminente sfida col Belgio, e il percorso di qualificazioni verso gli Europei 2028.
Il nodo ANAC ancora aperto
C’è un aspetto che non è ancora chiuso e che vale la pena seguire. Bianchedi cumula due incarichi: vicepresidente vicaria del CONI e capo delegazione della Nazionale.
Il CONI, pur non ravvisando incompatibilità, ha chiesto un parere. Come ricostruito dall’Adnkronos, l’ANAC ha inoltrato a CONI, FIGC e Fondazione Milano Cortina una richiesta di documentazione integrativa per completare l’istruttoria, segnale che il parere richiede un inquadramento preciso delle attribuzioni di ciascun incarico.
Nel frattempo Bianchedi si è dimessa da tutti i ruoli in Milano-Cortina e ha firmato il contratto con la FIGC senza attendere la pronuncia, dopo aver informato la Giunta del CONI che il raduno della Nazionale sarebbe arrivato prima del parere. La Federazione ha dichiarato di non ravvisare alcun conflitto di interessi.
Il debutto a Coverciano
Il primo giorno di lavoro del capo delegazione Diana Bianchedi coincide con il raduno di Coverciano del 21 settembre, in vista del fitto calendario di sfide di Nations League previste nelle prossime settimane.
Nel gruppo di Mancini ci sono nove esordienti, alcuni giovanissimi, diversi dei quali con storie familiari e percorsi sportivi che si allontanano dal cliché del talento cresciuto in una big di Serie A.
Se una parte del ruolo consiste nel fare da riferimento ai più giovani e nel trasmettere loro cosa significhi la maglia azzurra, il contesto in cui Bianchedi debutta è tra i più impegnativi possibili: una Nazionale che riparte da zero dopo la mancata qualificazione ai Mondiali, con quattro partite in undici giorni e un gruppo largamente da costruire.



